A Bologna la parola d'ordine è inclusione. E non è certo una città priva di problematiche da risolvere o settori in cui investire, ma se c'è una certezza è che i soldi utilizzati in nome dell'inclusione non sono mai abbastanza. A far specie, a questo proposito, è un dato che si rileva vedendo i bilanci della cooperativa Lai Momo (cooperativa sociale attiva nei settori dell'immigrazione, della comunicazione sociale, del dialogo interculturale e dello sviluppo), nel cui organigramma, almeno fino al 2024, compariva la moglie di Lepore, Margherita Toma.
E, come specificato da un loro stesso comunicato datato 13 gennaio 2026, la Toma "vi lavora dal 2014, è dipendente". Sarà forse un caso, ma solo nel 2025, e questo è il dato che Il Giornale può fornirvi in esclusiva, sono stati erogati dal comune oltre 638 mila euro per progetti legati ai migranti. Da quando Lepore è sindaco, quindi dal 2021 compreso, la Lai Momo ha ricevuto oltre 2 milioni e 390 mila euro per le medesime attività.
Un esborso elevato che solleva quantomeno un tema di conflitto di interessi. Nonostante i diversi interrogativi posti al sindaco tramite queste pagine, lui ha preferito non rispondere nel merito e minacciare una querela. Eppure, come rilevato dalla consigliera comunale di FdI Manuela Zuntini "Lai Momo negli ultimi anni ha visto crescere il suo bilancio in maniera importante e riceve dal Comune di Bologna, tramite la Asp, cifre importanti per servizi di accoglienza e mediazione per gli stranieri e questi importi sono passati da 144 mila del 2017 a 640 mila del 2025. Anche grazie a questo, la cooperativa impiega 46 dipendenti e il fatturato è passato da 1,6 milioni a 1,9. Questo evidenzia come, di fatto, il Comune abbia affidato sempre di più a questa cooperativa servizi e progetti, favorendo un'organizzazione dove collabora la moglie del primo cittadino". Ma non è certo l'unico nodo problematico attorno a cui ruota lo stato di salute della Regione, sempre guidata dal Pd. C'è un dato, quello relativo ai musulmani presenti sul territorio, che balza subito all'attenzione. L'Emilia Romagna guida la statistica nazionale con l'8.6% del totale dei fedeli islamici, mentre la Lombardia è seconda con il 7.7%. Il dato è confermato anche dal portale "Islam in Italia, dati e trend", fondato dal professor Fabrizio Ciocca, dottore di ricerca in Storia dell'Europa alla Sapienza Università di Roma. La situazione, considerate anche le innumerevoli segnalazioni relative alle moschee abusive, allarma il centrodestra che interroga il presidente Michele de Pascale e la sua Giunta. Ma la risposta non arriva. La Regione Emilia Romagna, nonostante l'esistenza di una mappatura delle moschee a opera della Regione che risale al 2006, ha risposto "picche" a un'interrogazione del consigliere regionale di FdI Marta Evangelisti. "Le informazioni richieste non sono in possesso di questa amministrazione in quanto attengono alla esclusiva titolarità del ministero dell'Interno", si legge nella risposta scritta del gabinetto del presidente. La Evangelisti, però non aveva domandato il numero dei musulmani residenti ma la situazione delle moschee anche in relazione alla sicurezza e all'urbanistica, non proprio due campi sconosciuti all'ente Regione. E, infatti, il consigliere regionale di FdI, rinnovando la richiesta, attacca: "Questa mancanza di informazioni implica che la Regione non è in grado di verificare quante e quali confessioni religiose siano presenti o radicate in questo periodo storico; se sia garantito il rispetto della libertà religiosa; se siano rispettate le normative su luoghi di culto e sicurezza". L'Emilia Romagna, per l'islma, non è un posto come tanti. Una nostra inchiesta ha rivelato, per esempio, quante e quali problematiche risiedano a Piacenza, con la comunità musulmana che ha ormai superato il 10% della popolazione.
E sempre dall'Emilia Romagna provengono gli ultimi due presidenti dell'Ucoii in ordine di tempo: il bolognese Yassine Lafram, ex leader dell'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia, e il vertice attuale, ossia il piacentino Yassine Baradai.