L'ennesimo paradosso del caso Palamara: il suo Csm è sotto accusa ma anche vittima

Accolta la richiesta della difesa: l'organo di autogoverno è «parte offesa»

L'ennesimo paradosso del caso Palamara: il suo Csm è sotto accusa ma anche vittima

Quello di Luca Palamara potrebbe diventare il processo dei paradossi. Perché ieri il gup perugino ha dato ragione alla difesa dell'ex presidente dell'Anm sulla possibile costituzione di parte civile del Csm. L'organo di autogoverno delle toghe viene definito, nell'ordinanza, come «persona offesa-danneggiata» dai reati contestati a Palamara quale suo componente. E dunque Palazzo de' Marescialli si trova ora nella doppia posizione di vittima a Perugia e di giudice a Roma, quando a ottobre ha tenuto contro l'allora leader della corrente Unicost il processo disciplinare che ha portato alla sua radiazione.

Non un Csm istituzione astratta, ma quello stesso che aveva tra i suoi 27 membri il «dominus» delle nomine Palamara. Quello stesso guidato dal vicepresidente David Ermini che, secondo le chat, sarebbe stato nominato grazie alle sue manovre e riceverà presto gli atti da Perugia per far discutere in plenum se costituirsi parte civile.

Nel capoluogo umbro si è svolta l'udienza preliminare del processo per corruzione contro l'ex magistrato e il gup Piercarlo Frabotta ha deciso che la competenza del procedimento resta a Perugia, respingendo la richiesta della difesa che passasse a Trapani perché una delle contestazioni dei pm guidati da Raffaele Cantone riguarda un soggiorno a Favignana dell'agosto 2014. «Non costituisce né la prima né l'ultima delle indebite utilità che Palamara avrebbe ricevuto da Fabrizio Centofanti», ha affermato il giudice.

Quanto alle costituzioni di parte civile, il gup ha ammesso la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero della Giustizia e l'associazione Cittadinanzattiva. Per i legali di Palamara Roberto Rampioni e Luca Buratti, però, non sarebbero loro i veri danneggiati dalla corruzione contestata all'exmagistrato, ma il Csm. Hanno chiesto «il contraddittorio» con il Consiglio come parte offesa e il giudice ha dato loro ragione, aprendo inquietanti scenari futuri. Per lui, è «pacifico» che Palazzo de' Marescialli sia danneggiato dal reato, se l'imputato viene accusato, «nella veste di componente togato del Csm,di aver asservito la funzione consiliare all'interesse privato dell'imprenditore Fabrizio Centofanti, ricevendone in cambio molteplici utilità per sé e per altri».

Questo potrebbe portare in aula gli attuali componenti del Csm, tranne i pochi che si sono dimessi, per spiegare se erano estranei o conniventi mentre Palamara dirigeva il suo Sistema di traffici correntizi.

La prossima puntata, il 23 aprile. La difesa già preannuncia che darà battaglia sull'uso del trojan-spia, le cui intercettazioni passavano per un server di Napoli invece di arrivare direttamente ai pm di Roma, a quanto sembra.

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