Il ritorno dei Concistori straordinari ha messo Leone XIV nella scia di Giovanni Paolo II che rivitalizzò questa consultazione collegiale. Un cambio di passo rispetto a Francesco che potrebbe non essere l'unico. Nonostante l'agenda della riunione coi cardinali della scorsa settimana sia stata dominata da temi chiave del pontificato bergogliano, molti sono convinti che l'influenza del predecessore finirà per affievolirsi. Una previsione cristallizzata cinicamente in una battuta curiale di un anziano porporato: "Non ho mai visto un Papa regnare da morto".
Un indizio si trova nella relazione sulla Evangelii gaudium letta in aula al Concistoro dal cardinale Víctor Manuel Fernández, il fedelissimo che Bergoglio mise contro il parere di tutti alla guida del dicastero per la dottrina della fede. Rimarcando l'attualità dell'esortazione apostolica, il prefetto argentino ha sentito però il bisogno di specificare che "certamente possono esserci cambiamenti rispetto al pontificato precedente". Parole sorprendenti per il pupillo dell'ex Pontefice, ma Fernández sa bene di essere una delle nomine bergogliane più indigeste e dunque più facili da "sacrificare" in un eventuale ricambio.
Oltre alla relazione del prefetto per la dottrina della fede, per il Concistoro della scorsa settimana erano stati preparati altri tre testi di cui abbiamo svelato ieri il contenuto. In aula è stato letto anche quello su Sinodo e sinodalità del cardinale Mario Grech, l'uomo simbolo della stagione sinodale di Bergoglio. E l'oste ha detto che il vino è buono. Il cardinale maltese, infatti, ha detto che "l'esercizio ordinato della sinodalità già mostra i suoi frutti (...) con evidente ricaduta sullo slancio missionario". La narrazione sulla sinodalità, però, non ha raccolto consenso unanime tra i cardinali. Non c'è stato solo l'intervento del cardinale Joseph Zen, riportato da The College of Cardinals Report, a criticare quella che ha chiamato la "sinodalità bergogliana". Nei tavoli, infatti, non sono pochi i cardinali che hanno chiesto di definire una volta per tutte limiti e reali funzioni della sinodalità, precisando che il Sinodo è quello dei vescovi e dunque vanno messi dei paletti anche al coinvolgimento dei laici.
Le due relazioni rimaste nel cassetto, quella del cardinale Fabio Baggio sulla riforma della Curia e quella di Arthur Roche sulla liturgia, non sono passate inosservate. Quest'ultima in particolare, da noi rivelata ieri, ha provocato un polverone nel mondo dei cattolici tradizionali perché difende strenuamente il documento Traditionis Custodes con cui Francesco ha cancellato la liberalizzazione della messa tridentina concessa da Benedetto XVI. Una stretta che nel 2021, come confessò monsignor Georg Gänswein, spezzò il cuore all'ormai anziano Papa emerito. Quel provvedimento, poi rafforzato dal successivo Desiderio desideravi, portava la firma di Francesco ma venne ispirato proprio da Roche.
La relazione non è stata discussa perché la maggior parte dei cardinali ha preferito parlare di Sinodo ed Evangelii gaudium, ma c'era qualche tavolo che aveva optato per la liturgia. In realtà è probabile che se se ne fosse parlato, Roche si sarebbe trovato in minoranza visto che persino uno dei cardinali più liberal, il lussemburghese Jean-Claude Hollerich, si è espresso a favore di una maggiore tolleranza per la cosiddetta messa in latino. Difficile rivedere la relazione di Roche al prossimo Concistoro di giugno.
Mentre non è da escludere che quest'appuntamento possa diventare l'occasione per una prima, piccola, "infornata" di nuovi cardinali. Il primo nella lista è Filippo Iannone, successore di Prevost al dicastero per i vescovi.