Lesbiche contro l'utero in affitto: "Mercificati i bimbi e le donne"

Primo documento firmato dalle lesbiche contro la maternità surrogata: "No agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani"

Lesbiche contro l'utero in affitto: "Mercificati i bimbi e le donne"

Nichi Vendola e il compagno Eddy Testa sono diventati genitori con l'utero in affitto. Lo hanno fatto in Canada, perché in Italia è contro la legge. Una decisione che ha aperto una discussione durissima all'interno della comunità gay. Non tutti gli omosessuali si sono, infatti, schierati a favore della maternità surrogata. Nelle ultime ore cinquanta lesbiche hanno sottoscritto un documento contro l'utero in affitto accusando chi lo pratica di "marcificare i bambini e le donne".

"Chiediamo a tutti i Paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito, e non la firmataria di un contratto, né l’origine dell’ovocita - scrivono le 50 firmatarie - chiediamo a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta". Le promotrici del documento sono, infatti, contrarie ai regolamenti che "introdurrebbero la 'gestazione per altri' (gpa)", invocati da più parti specialmente nella sinistra. "Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data) - spiegano ancora - questa presa di posizione è necessaria, in un momento in cui l'intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto 'dono' dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini".

Come già il caso Vendola, anche il documento delle lesbiche sta creando non poche polemiche. Come racconta Repubblica, infatti, il presidente Equality Italia Aurelio Mancuso, il fondatore di Arcigay Gianpaolo Silvestri e femministe di fama internazionale come Silvia Federici, Ariel Salleh e Barbara Katz Rothman hanno voluto sposare la battaglia. Ma non sono state gli unici a farlo. Le firmatarie hanno, infatti, ricevuto anche l'appoggio dei cattolici. "È un documento molto coraggioso, ne condivido in grandissima parte i contenuti - ha commentato la deputata di Area Popolare, Paola Binetti - andare controcorrente è difficile, ma è il vero segno della libertà". I laici, invece, lo hanno profondamente criticato. "Non c'è sfruttamento né commercio", ha replicato la filosofa bioeticista Micaela Ghisleni secondo cui "gli interessi dei bambini sono tutelati" dall'utero in affitto. "È un tema su cui si discute da molto - ha ribattuto Daniela Danna tra le promotrici dell'iniziativa - abbiamo cominciato a raccogliere firme prima dell'estate. Il dibattito italiano sta volgendo ai regolamenti come protezione dallo sfruttamento, ma questa è una illusione".

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