L'euro tra i tabù della sinistra chi lo tocca viene impallinato

Un tweet dell'ex vice ministro Fassina sull'uscita dalla moneta unica: subito richiamato all'ordine dagli integralisti

L'euro tra i tabù della sinistra chi lo tocca viene impallinato

Roma - Anche un socialista tutto d'un pezzo come Stefano Fassina è stato stritolato dalla tagliola integralista del Pd o di quel che gli aficionados amano definire «sinistra». Galeotta fu la partecipazione al convegno annuale organizzato a Pescara dal professor Alberto Bagnai, il principe degli accademici euroscettici. E soprattutto galeotto fu il tweet di domenica scorsa: «Grazie Bagnai. Il superamento dell'euro deve diventare un'opzione politica».

L'ex viceministro dell'Economia non si è convertito, ma ha ribadito un concetto semplice: l'uscita dalla moneta unica può essere un'arma diplomatica per convincere la Germania a trattare. Tesi che Fassina accompagna spesso alla solita denuncia del «mercantilismo» e dell'«iperliberismo» europeista. È bastato quel tweet per scatenare una tempesta. Prima gli ha replicato Giampaolo Galli, deputato Pd ed ex direttore generale di Confindustria nonché consulente di Prodi alla presidenza Ue. «Penso che sia pericoloso anche solo parlare di superamento dell'euro da parte di chi ha avuto incarichi di governo», la risposta sdegnata dell'economista che non accetta la messa in discussione del dogma della moneta unica e dei suoi benefici. «Di questo passo la prossima proposta economica di Fassina sarà il ritorno al baratto», ha ironizzato Pina Picierno, eurodeputata renziana della seconda ora, ma soprattutto nota per la teoria del bonus automoltiplicante («Con gli 80 euro sono garantite due settimane di spesa»).

A sinistra non si scherza con i tabù. A nessun livello. L'euro è un caposaldo. L'articolo 18? Idem. Il lavoro è a tempo indeterminato e per sempre. Il sindacato e la sua piazza? Un valore da tutelare. La patrimoniale? Una necessità. Ecco perché, al di là delle capriole linguistiche e della mancanza di concretezza, Matteo Renzi un poco alla volta cerca di allargare i confini della «sinistra». Perché quella «verace» non tollera la rupture di queste verità rivelate. Pier Luigi Bersani, Pippo Civati, Susanna Camusso e Maurizio Landini avranno sempre un terreno di coltura per difendere il loro vangelo di cui la moneta unica è parte integrante.

Il fanatismo ideal-teologico fa il paio con il razzismo socio-culturale: l'avversario è solo un nemico da abbattere con il quale non mescolare il proprio sangue puro. L'ultima testimonianza è la pioggia di improperi ricevuti dal segretario Pd pugliese, Michele Emiliano, per aver scattato un selfie con il berlusconiano Antonio Razzi. Stessa solfa anche nel sindacato: molta gente si sta stracciando le vesti perché su alcuni temi c'è una convergenza, forse solo dialettica, con il segretario leghista Matteo Salvini. Renzi rischiò la scomunica quando, da sindaco di Firenze, si recò in pellegrinaggio ad Arcore.

I paragoni con la religione non sono esagerati. Basti pensare all'emarginazione che a sinistra patiscono gli esponenti cattolici meno liberal su temi come nozze gay, adozioni libere per gli omosessuali ed eutanasia. Si sono tutti convertiti per necessità. È rimasto solo il panda Beppe Fioroni, mentre Mario Adinolfi ha sbattuto la porta per testimoniare altrimenti la propria fede. A sinistra non si scherza e ce lo rammenta l'austero Giampaolo Galli: un pensiero eterodosso è «pericoloso».

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