"Ma...". La "lezioncina" della Dadone? Una supercazzola

Il ministro sui social si avventura in un post che appare incomprensibile tra citazioni di serie tv e stoccate alla Meloni (senza mai nominarla)

"Ma...". La "lezioncina" della Dadone? Una supercazzola

Sentivamo la mancanza delle sue lezioncine. Dopo aver messo Salvini nel mirino e aver raccolto una figuraccia sui social, il ministro Dadone (non ce ne voglia se non la chiamiamo "ministra"), adesso "spara" su Giorgia Meloni. A far scattare l'ennesimo sproloquio su Facebook probabilmente è stata l'etichetta che la leader di Fratelli d'Italia ha dedicato al reddito di cittadinanza definendolo "metadone di Stato". Su Facebook il ministro si è esibito in un post che ha il sapore della "supercazzola". Partiamo dalla scelta stilistica. La lezioncina questa volta ha un titolo: "Politici porchetta e champagne". Poi arriva un elenco, una sorta di monologo online in cui si gioca sapientemente con la lingua italiana. Al centro di tutto c'è un "ma".

La filastrocca del "ma"

Ed ecco il testo: "Lei ha studiato ma... Lei ha esperienza ma... Io non sono razzista ma... Sono favorevole al reddito di cittadinanza ma... Lo smart working aumenta la produttività ma... L'interconnessione delle banche dati aiuta i cittadini ma... L'ambiente va tutelato ma... I diritti sono importanti ma... La salute è importante ma... I giovani sono il futuro ma... Non sono fascista ma...". Per il lettore smarrito arriva subito una spiegazione che di esauriente ha ben poco.

Citazioni alte

La Dadone offre la chiave del rebus partendo da una citazione molto colta di una serie tv: "In Game of Thrones si diceva che tutto ciò che viene prima della parola “ma” non conta niente. E se pensate che la sceneggiatura di un film abbia più credibilità dei politici a cui avete sentito dire una frase del genere è solo perché in effetti queste sono sceneggiate mal fatte". Il senso del post resta oscuro. Ma la Dadone ci riprova proseguendo così: "Il "ma" è usato per nascondere la paura di dire ad alta voce le proprie idee, non c'è cosa peggiore che vergognarsi delle proprie idee". Insomma prima di usare un "ma" dalle parti della Dadone pesateci bene. Questo almeno pare il senso della "lezioncina". Ma arriva la spannung finale, il momento di più alta tensione nel racconto: la morale. Ecco come si chiude il post: "Non si tratta di sbagliare un termine, accostare la povertà alla tossico dipendenza in maniera superficiale. Qui si tratta di avere disprezzo per i poveri, per i deboli, per i malati, una visione a compartimenti della società. Diffidate dal "ma" perché nasconde la viltà di questi "nuovi" vecchi politici porchetta e champagne così come la loro mediocrità di pensiero". Ed ecco materializzarsi l'affondo sulla Meloni. Un affondo che ha il sapore dell'insulto.

Il chiodo fisso: moralizzare

Di certo la Dadone non è nuova a certe uscite da moralizzatrice. Qualche tempo fa aveva criticato l'ex ministro Salvini che aveva puntato il dito contro il reddito di cittadinanza. Il leader della Lega aveva affermato: "Molto semplicemente se tu prendi 600 euro per stare a casa a guardare la televisione e ti offrono 600 euro per andare a fare il cameriere la soluzione la lascio intuire…". Pronta la risposta della Dadone: "Ci sono camerieri da 600 euro al mese con titoli di studio che ex ministro dell'Interno o sedicenti leader politici vedono solo nei loro sogni. E forse la radice dei problemi italiani è tutta qui". Ma nel suo post venne rilevato un "buco" dagli utenti che affollano la sua pagina facebook: "qual è il titolo di studio dell'attuale ministro degli Esteri ed ex vicepremier Luigi Di Maio?". Ritirata e silenzio. Ma questa volta è un'altra storia. La nuova "lezioncina" è così criptica che forse servono almeno tre lauree per capirla...

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