C'è un giudice negli Usa. "È una bellissima notizia la decisione del giudice federale di Washington" ha esultato Angelo Bonelli dei Verdi. "C'è voluto un tribunale Usa" ha scritto il suo gemello in Avs, Nicola Fratoianni. "È servito un tribunale statunitense" notava Alessandro Di Battista, raffinato tuttologo ospite fisso nei salotti tv. "Una boccata d'ossigeno" per Laura Boldrini la notizia arrivata ieri: la sospensione delle sanzioni americane nei confronti di Francesca Albanese, misure decise un anno fa dalla Casa Bianca come "punizione" per la sua campagna contro quella la relatrice Onu ha definito "l'economia del genocidio".
C'è un giudice negli Usa, la morale per ora è questa. In attesa della sentenza definitiva un giudice ha stabilito, in via provvisoria, che quelle misure trumpiane, fortemente restrittive, violano i diritti garantiti dal Primo Emendamento.
C'è un giudice in Occidente dunque. Questa la lezione che lo Stato di diritto americano dà a Francesca Albanese e ai suoi compagni. Ci sono poteri indipendenti, pesi e contrappesi, ci sono organismi - giurisdizionali e non solo - che tutelano i diritti delle persone, se serve. Ci sono istituzioni che si mostrano vitali anche nell'America di Trump. Anche in Italia. Anche in Israele, democrazia per quanto in guerra (suo malgrado) da 80 anni. Ecco, per quanto ammaccate, per quanto impoverite, per quanto sotto assedio, ci sono democrazie nel mondo, in quella fetta di mondo che, per Albanese e per i suoi compagni, è il nemico ideologico da abbattere grazie alla "scintilla rivoluzionaria" di una "Palestina globale", come la chiama Ilan Papppè.
Questo pezzo di mondo, questo mondo democratico che tutela ancora i diritti non è il regime islamista sciita dell'attuale Iran, non è il califfato che Hamas
costruirebbe se potesse anche a Gaza, non è l'Anp che premia i terroristi. È l'Occidente, proprio quello che per Albanese, e la sinistra, è capitalista, imperialista, colonialista, genocida per definizione. Imparino la lezione.