La lezione del prof Sartori: "Nell'islam vince chi odia"

Il politologo: "I musulmani che contano sono quelli che rigettano l'Occidente"

La lezione del prof Sartori: "Nell'islam vince chi odia"

Scrivere l'elogio di Giovanni Sartori, fiorentino, politologo, editorialista del Corriere della Sera , grandissimo professore, sarebbe un esercizio superfluo. Tutti sanno che è un uomo di sconfinata cultura, dotto e saggio, e forse per questo inascoltato, specialmente dai mestieranti della politica che non si preoccupano affatto di servire il Paese, ma soltanto dei risultati delle prossime elezioni nella speranza di non perdere il lavoro, consistente nel rimanere seduti in Parlamento. Mi fermo, perché quanto ho detto è bastevole a procurarmi una cospicua dose di insulti: il più gentile dei quali sarà populista, sinonimo alla moda di qualunquista, fascista e pure cornuto.

La dote più importante di Sartori è la sapienza unita alla capacità, più unica che rara, di trasferirla in modo comprensibile (anche a chi ha difficoltà a capire l'orario delle Ferrovie) nella sua prosa limpida. Cosicché lo studioso è in grado di spiegare bene persino agli ignoranti ciò che a loro sembra inspiegabile. Tutta la sua produzione saggistica dimostra acume e lucidità. Ma l'ultimo suo libro, che affronta temi attuali, è un distillato di intelligenza. Titolo: La corsa verso il nulla . Dal quale si evince che l'umanità non si ferma mai, ma non sa dove andrà, probabilmente nella tomba.

L'opera (105 pagine, editore Mondadori, 15 euro) si beve in alcune ore. Leggerla non comporta il rischio di sbronzarsi di parolone, ma quello - assai più insidioso - di diventare sobri e di cominciare a ragionare con la propria testa, anziché con quella degli intellettuali privi di intelletto. Ovviamente, ne consiglio la lettura, peraltro gradevole. In particolare raccomando un capitolo, il quinto, dedicato a un argomento scottante: cristianesimo e islam, laicismo e religione, 12 pagine illuminanti che andrebbero imparate a memoria allo scopo di mondare le discussioni televisive dalle troppe stupidaggini che le caratterizzano. Qui Sartori ha compiuto un miracolo, raccontando col supporto delle proprie conoscenze storiche, le differenze (e le iniziali analogie) fra le due religioni in questione, nonché i motivi per cui l'Occidente si è laicizzato, mentre il Medio Oriente e altri Paesi (non solo africani) non distinguono nettamente i testi sacri da quelli che costituiscono le norme statali.

Mi scuso per la sintesi semplicistica e brutale, e per riparare almeno in parte al mio pressappochismo propongo un brevissimo brano del professore: «Paradossalmente, noi cristiani siamo stati laicizzati dalle ferocissime guerre di religione interne tra cattolici e protestanti... L'Europa ne uscì stremata. Chiese e impose la tolleranza. L'islam non ha mai conosciuto guerre di religione interne paragonabili alle nostre. Wahabiti, sunniti e sciiti si scannano tra di loro, ma sporadicamente e su piccola scala... Il diritto canonico è un diritto interno alla Chiesa, mentre il diritto della società europea è sempre stato il diritto romano e, quindi, un diritto autonomo. Invece il diritto islamico si deve sempre confrontare e ricondurre al suo diritto religioso».

L'analisi è perfetta e può entrare anche nei crani vuoti oltre che in quelli pieni di pregiudizi e idee sbagliate. Non la tengo lunga perché desidero dare ancora un po' di spazio alla penna dell'illustre docente: «Comunque, il punto concreto è quale sia oggi, l'islam vincente. Che è, temo, l'islam estremista e fondamentalista (checché ne dicano gli intellettuali occidentalizzati). Nella storia gli assenti, e in questo caso gli islamici dormienti che non sono raggiunti dal bombardamento delle comunicazioni di massa, non contano, sono cancellati. Gli islamici che contano sono quelli risvegliati dal messaggio dell'odio e del rigetto dell'Occidente. Perché si tratta proprio di rigetto».

Seguono altre riflessioni meritevoli di essere scolpite nel marmo. Ne scelgo una, conclusiva: «I cosiddetti Stati moderati islamici non sono la salvezza dell'Occidente, ma piuttosto Stati da salvare». Gli illusi militanti del buonismo nazionale ne prendano atto. Informarsi e aggiornarsi fa bene all'anima anche di chi non ce l'ha. Segnalo, per terminare, altri capitoli che mi hanno appassionato: Rivoluzioni vere e rivoluzioni false; Il sistema elettorale perfetto esiste; Guerra terroristica e guerra al terrorismo; Integrazione, assimilazione e rifiuto.

Nel suo complesso, La corsa verso il nulla , è un manuale di sopravvivenza tra le fole che ci vengono propinate dalla pubblicistica in voga, densa di luoghi comuni fuorvianti. In sostanza, come recita il sommario, si tratta di «dieci lezioni sulla nostra società in pericolo». Vietato snobbarle. A Sartori i miei complimenti personali. Il vecchio professore (91 anni) ha ancora molto da insegnarci.

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