"L'ho detto anche a Draghi...": ecco le condizioni di Salvini

Al voto entro maggio, massimo a giugno, e subito in Parlamento per l'approvazione dei decreti urgenti: Matteo Salvini indica la strada

"L'ho detto anche a Draghi...": ecco le condizioni di Salvini

Matteo Salvini non si tira indietro. Intervistato dal Corriere della sera, il leader della Lega ha fatto il punto sull'attuale situazione del governo italiano, ribadendo e ribattendo i concetti che finora ha sempre difeso, primo fra tutti il diritto al voto da parte degli italiani. In questi giorni convulsi di crisi, Salvini ha parlato con il presidente della Camera Fico, con il capo dello Stato e con gli alleati di coalizione e la sua posizione non è cambiata. Dopo l'accorato appello di Sergio Mattarella alla responsabilità, quella vera, da parte della politica, il leader della Lega ha voluto lasciare sui suoi social il promemoria dell'articolo 1 della Costituzione per ribadire la necessità di riportare gli italiani alle urne. Questa ipotesi al momento è stata accantonata da Sergio Mattarella, che ha preferito perseguire la strada del governo tecnico con Mario Draghi.

"Il problema, non è il nome della persona. E io l'ho anche detto a questa persona. Il punto è che cosa vuole fare e con chi", ha commentato Matteo Salvini: "Per noi, si possono approvare rapidamente i decreti su queste priorità, e poi andare al voto a maggio o giugno. Entro l'11 aprile si può concludere il lavoro di approvazione delle misure urgenti per il Paese". Ha ribadito che al momento le priorità per lui sono cinque e su quelle verranno prese le decisioni future. Matteo Salvini sa già cosa chiedere a Mario Draghi, soprattutto in materia fiscale: "Un impegno a non aumentare in alcun modo le tasse. No alla patrimoniale, no agli aumenti dell'Imu. Chiunque voglia governare con la Lega, si chiami Draghi, Cartabia o Cottarelli, deve saperlo. E flat tax al 15 per cento e pace fiscale sulle cartelle esattoriali". Richieste figlie dell'attuale crisi economica, che si accompagnano a una serie di provvedimenti volti proprio a risollevare il Paese: "Le parole chiave sono lavoro, tasse e pensioni. No assoluto alla fine di quota cento. Qui rischiano di saltare due milioni di posti di lavoro, non si può pensare di tornare alla Fornero. Infine un piano di apertura dei cantieri e un piano di rilancio delle infrastrutture che noi abbiamo dettagliato nel nostro Recovery plan".

Tra le sue priorità, Matteo Salvini ha messo anche la salute pubblica, mai come ora primaria. E la richiesta, per il leader della Lega, è chiara e senza possibilità di fraintendimenti: "Un serio piano salute. Con Domenico Arcuri che va a raccogliere le margherite e della salute si occupano persone valide". Il leader della Lega ha posto condizioni inamovibili, figlie di una situazione di stallo che perdura da quasi un mese in un contesto pandemico, condivise con tutta la coalizione: "Il centrodestra si muoverà compatto, siamo già d'accordo. Non andremo in ordine sparso e sceglieremo il meglio per gli italiani. Ma sia chiaro che per ragionare con chiunque, non firmeremo una cambiale in bianco. Se qualcuno non è d'accordo, amici come prima. E poi, ci vorrebbe un termine. Io vorrei festeggiare il primo maggio con un governo che lavora per cinque anni".

Il leader della Lega, poi, ha sottolineato una certa incoerenza nelle parole di Sergio Mattarella, che tra i motivi per i quali ha preferito non andare alle urne ha inserito anche il rischio di aumento dei contagi. Matteo Salvini ha portato l'esempio di alcuni Paesi europei nei quali si è votato senza vedere particolari cambiamenti nella curva dei contagi ma, soprattutto, ha evidenziato il fatto che ad aprile in Italia ci saranno le elezioni regionali in Calabria e quelle amministrative: "Il governo ha fissato le elezioni in Calabria l'11 aprile, la domenica dopo Pasqua. O c'è qualcuno che ha deciso di condannare a morte il popolo calabrese, o non mi spiego. Peraltro andranno al voto anche 1.300 Comuni tra cui cittadine come Roma, Milano, Torino, Napoli, Bologna Saranno chiamati alle urne 20 milioni di italiani. Se possono essere 20 milioni, io credo possano essere anche 60". In quest'ottica, Matteo Salvini si è detto pronto ad andare immediatamente in Parlamento, dove è possibile lavorare e approvare decreti anche a Camere sciolte.

La resa di Roberto Fico da Mattarella è per Salvini il segno della fine di un certo tipo di politica, quella "dei Casalino, dei Ciampolillo, delle Azzolina. Io credo che perché l'italia possa tornare a correre, debba avere un Parlamento di cui gli italiani siano orgogliosi". Su Matteo Renzi, Matteo Salvini ha pochi dubbi: "Penso che gli italiani abbiano capito che di Renzi non ci si possa fidare. Del resto, il governo appena andato a casa è quello da lui creato l'anno scorso. Non vorrei che ne creasse un altro per mandare a casa anche quello".

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