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Libano, spiragli dopo le bombe. Netanyahu apre ai colloqui diretti

Accolta la richiesta di negoziati avanzata da Beirut: sul tavolo il disarmo di Hezbollah. L'Idf accusa i soldati italiani colpiti: "Entrati in modo aggressivo in zona di guerra"

Libano, spiragli dopo le bombe. Netanyahu apre ai colloqui diretti
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Da mercoledì lo scacchiere politico diplomatico si è spostato dall'Iran al Libano. A riportare al centro dell'attenzione lo scontro con Hezbollah ci ha pensato Benjamin Netanyahu con una duplice mossa politico-militare. Da una parte ha autorizzato i pesanti bombardamenti sulle zone abitate di Beirut che hanno fatto 250 morti e rischiano di far naufragare il negoziato Usa-Iran. Dall'altra ha accolto la richiesta del governo libanese di avviare negoziati diretti per risolvere lo scontro con Hezbollah. "I negoziati - stando all'ufficio del premier - si concentreranno sul disarmo di Hezbollah e sull'instaurazione di relazioni pacifiche tra Israele e Libano. Israele - aggiunge la nota - apprezza l'appello del primo ministro libanese sul disarmo di Beirut". I negoziati inizieranno la prossima settimana con un incontro al Dipartimento di Stato a Washington. "Nel frattempo non ci sarà però - precisano gli israeliani - alcun cessate il fuoco con Hezbollah".

Per un negoziato che parte, un altro rischia d'incagliarsi. Dopo i bombardamenti sul Libano, i colloqui tra Usa e Iran a Islamabad sono stati rinviati a sabato. Ma potrebbero anche slittare "sine die". Stando al Pakistan, responsabile della trattativa, e alla controparte iraniana, i colloqui dovevano essere preceduti dalla sospensione dei raid sui territori della Repubblica Islamica e da quelli israeliani sul Libano. Un'interpretazione che Netanyahu non intende accettare. "Il nostro messaggio è chiaro: chiunque agisca contro i civili israeliani sarà preso di mira. Continueremo a colpire Hezbollah ovunque sia necessario, finché non ripristineremo la piena sicurezza per i residenti del nord (di Israele)", scrive su X il premier. Un'interpretazione accettata ufficialmente dalla Casa Bianca che dietro le quinte starebbe però chiedendo a Israele di ridurre l'intensità degli attacchi. In tutto ciò, Teheran minaccia di richiudere Hormuz e ritirarsi dal negoziato. Per il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, gli attacchi israeliani sono "una palese violazione" e rendono inutili i negoziati. "La nostra mano rimarrà sul grilletto, l'Iran non abbandonerà mai i fratelli e le sorelle libanesi", scrive Pezeskhian.

Da parte sua, Netanyahu conferma l'uccisione - durante i raid su Beirut - di Ali Youssef Kharshi il nipote e consigliere personale del segretario generale di Hezbollah Naim Qassem considerato "una delle persone più vicine" al leader del Partito di Dio. Le cinque divisioni israeliane presenti nel sud del Libano hanno avviato, intanto, l'accerchiamento della cittadina di Bint Jbeil nel tentativo di imbottigliare i militanti di Hezbollah asserragliati tra le sue rovine. Situata a cinque chilometri dal confine, Bent Jbeil è stata teatro di durissime battaglie anche nel conflitto del 2006 senza però mai cadere in mani israeliane. La difesa della cittadina ha per il Partito di Dio un valore altamente simbolico. A Bent Jbeil Hasan Nasrallah, il segretario generale ucciso nel 2024, celebrò nel 2000 il ritiro israeliano dal sud del Libano.

Intanto l'Idf (Forze di Difesa d'Israele) tenta di addossare ai militari italiani dell'Unifil la responsabilità dell'incidente in cui un reparto del nostro contingente è caduto sotto i colpi d'Israele. Secondo fonti dell'Idf gli italiani sono entrati "in modo piuttosto aggressivo" in una zona di guerra attiva "senza coordinarsi".

Stando alle fonti "i militari italiani hanno cercato di sfondare una barriera che impediva di entrare in una zona di guerra attiva, nonostante le Idf avessero chiesto loro di fermarsi". Precisazioni che contrastano con i ripetuti incidenti nel corso dei quali gli israeliani hanno aperto il fuoco sui caschi blu. Incidenti che a fine marzo hanno causato la morte di tre soldati indonesiani.

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