Libia tra guerra e affari: Erdogan invia le truppe (e vuole estrarre il gas)

Il sultano: «Militari per garantire la stabilità» Conte ad Algeri: sì alle forze di interposizione

Libia tra guerra e affari: Erdogan invia le truppe (e vuole estrarre il gas)

Il «sultano», Recep Tayyip Erdogan, dichiara che sta mandando altre truppe turche in Libia, ma forse è solo pressione psicologica in vista della conferenza di pace a Berlino. Fino a ieri erano 35 i militari di Ankara ufficialmente nel paese. E il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato l'invio della portaerei Charles de Gaulle, con la sua squadra navale in Medio Oriente da gennaio ad aprile. Ufficialmente per combattere i resti dello Stato islamico, ma se non fa il periplo dell'Africa dovrà passare per il Mediterraneo, davanti alla Libia e imboccare Suez. Un «mostrare la bandiere» e i muscoli proprio in questo momento delicato alla vigilia della conferenza a Berlino prevista per domenica. Sulla Libia il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, cambia di nuovo idea, dopo aver escluso nei giorni scorsi qualsiasi intervento militare. Da ieri «c'è sicuramente la possibilità di portare in Libia un contingente di interposizione di pace alla quale siamo favorevoli».

La buona notizia è che i due contendenti, Fayez el Serraj a nome del governo di Tripoli e Khalifa Haftar, l'uomo forte della Cirenaica, che assedia la capitale, saranno entrambi presenti domenica a Berlino. Il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas è fin troppo ottimista: Haftar «si è detto pronto a rispettare la tregua indipendentemente dal fatto che non abbia firmato l'intesa per il cessate il fuoco».

La conferenza internazionale ruoterà attorno a sei punti focali: cessate il fuoco permanente, rispetto dell'embargo sulle armi, riforma del settore sicurezza, riavvio del processo politico, rispetto dei diritti umani e riforma economica. I nodi da sciogliere sono il ritiro delle forze sulle posizioni precedenti all'inizio delle ostilità, tema caro a Serraj e lo smantellamento delle milizie, che difendono Tripoli, cavallo di battaglia di Haftar.

Erdogan, abile nello sventolare lo spauracchio militare, ha annunciato, tre giorni prima di Berlino, che sta inviando altre truppe in Libia e continuerà a utilizzare «tutti i mezzi diplomatici e militari». Il presidente turco ha rincarato la dose sostenendo di volere iniziare le trivellazioni nell'area mediterranea contesa, grazie al discusso accordo marittimo ed economico con la Libia suggellato in cambio del patto militare con il governo di Tripoli.

«Inizieremo le attività di ricerca e perforazione già nel 2020, appena possibile» ha dichiarato ieri. La nave di ricerca sismica Oruc Reis è pronta a partire.

Per mostrare i muscoli e la bandiera i francesi fanno salpare la portaerei Charles de Gaulle, che solitamente è ancorata nella base di Tolone vicino a Marsiglia. La rotta per il Medio Oriente attraverso il canale di Suez passa davanti alla Libia. Più modestamente il premier Conte, ieri in visita in Algeria, ha spiegato che il dispiegamento di una forza europea a Tripoli «è una delle possibilità che contempleremo» a Berlino e «alla quale siamo favorevoli». Il primo obiettivo è «un cessate il fuoco duraturo, condiviso da tutti gli attori» ha spiegato il premier italiano.

E poi dovranno essere i contendenti libici a chiedere l'intervento europeo con l'avallo dell'Onu. Una buona idea, ma peccato che per ora non c'è alcun piano a tal punto che la prossima settimana il ministro della Difesa e il capo di stato maggiore saranno impegnati in visite all'estero difficilmente in Libia.

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