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Addio a Cavaglià manager del gruppo

L’impegno da Libero a il Tempo, aveva 54 anni

Addio a Cavaglià manager del gruppo
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"Per fortuna c'è Cavaglià che ha l'inchiostro nelle vene". Stava per avvenire uno dei giri di poltrone tra i direttori del gruppo editoriale degli Angelucci e qualcuno indicò in lui il punto fermo in uno dei tanti momenti di naturale transizione. In effetti Daniele lo era. Cinquantaquattro anni, piemontese, era arrivato a Libero nei primi anni del 2000 dopo la chiamata di Gianni Digiore, allora direttore generale e amministratore delegato del quotidiano. E lì era rimasto per oltre vent'anni sostituendo lo stesso Digiore nel 2009 dopo la sua uscita. Quindi Libero Quotidiano, il Riformista, Il Tempo e le testate locali del gruppo in Umbria, Lazio e Toscana.

Da ragazzo, assieme alla moglie Fulvia (si erano conosciuti e innamorati giovanissimi), dopo una breve parentesi nel settore alberghiero, iniziò a lavorare per La Stampa. E lì ebbe un'intuizione che si rivelò rivoluzionaria. Lui e la moglie inventarono un modello di call center dedicato agli abbonamenti del giornale: fu un successo clamoroso. Poi arrivò la chiamata della famiglia Angelucci che avrebbe cambiato la sua carriera. Finì con l'occuparsi di tutto il gruppo editoriale, passando dalla distribuzione, al marketing, alla strategia...

Concluse un magistrale accordo con Google, ad esempio, e nel 2018 insistette per incrementare il web e aprire podcast legati alle testate perché, come sentenziò in tempi non sospetti, "il razzo sta arrivando".

E la realtà lo seguì dandogli ragione. Volitivo, adrenalinico, affidabile. Aveva un modo accogliente di comunicare e una gentilezza implacabile che a seconda delle circostanze e dell'interlocutore decideva se conservare tale o tingere d'altro. Ma era rarissimo sentirgli alzare la voce o vedergli perdere tenuta. Accompagnava le parole con quelle sue lunghissime braccia, come per arrotondare il concetto e renderlo più efficace. Adorava sua figlia Martina, che spesso accompagnava ai concerti, e aveva una viscerale passione per il mare e le barche. Qualche anno fa, di ritorno da Roma, in aereo gli si sgonfiò un polmone.

Ci fu la corsa in ospedale e quando la moglie si offrì di raggiungerlo immediatamente lui ridimensionò subito l'allarme: "Ma va', resta con Martina". L'estate scorsa a Daniele è stata diagnosticata una malattia che ieri mattina se l'è portato via.

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