L'Indonesia si ribella: rifiuti rispediti indietro

Il Paese rimanda in Francia e a Hong Kong la spazzatura importata illegalmente

Non siamo la pattumiera del mondo: questo è quello che sembrano dire i paesi del sud est asiatico. Ora, infatti, l'Indonesia restituisce container di rifiuti alla Francia e a Hong Kong. Ma a fine maggio, anche le Filippine avevano dato seguito alla minaccia di inviare in Canada 1.500 tonnellate di rifiuti. Le Filippine sostenevano che la spazzatura era stata falsamente etichettata come plastica da riciclaggio quando nel 2014 era stata inviata a Manila. Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte aveva minacciato di «navigare verso il Canada e scaricare la spazzatura lì» e così ha fatto. Per anni la Cina ha ricevuto la maggior parte della plastica di scarto da tutto il mondo, ma l'anno scorso ha chiuso le porte ai rifiuti stranieri. Nel 2018, la decisione della Cina di interrompere l'importazione di rifiuti di plastica ha causato il caos nel mercato globale del riciclaggio e ha costretto i paesi sviluppati a trovare nuove destinazioni. Enormi quantità di rifiuti sono state reindirizzate, quindi, verso il Sud Est asiatico, in paesi come la Malesia, l'Indonesia e le Filippine.

Ma i paesi che li ricevono stanno avviando operazioni per non essere più considerate come discariche dei paesi ricchi. Dopo le Filippine e la Malesia, ora è l'Indonesia a rifiutare di diventare la «pattumiera del mondo». Il Paese del Sud-Est asiatico ha riportato in Francia e Hong Kong sette container di rifiuti importati illegalmente. «I container sono partiti lunedì e i funzionari erano lì per assicurarsi che se ne andassero», ha detto Susila Brata, responsabile di Batam Customs, a AFP. Cinque dei sette container dovrebbero essere diretti a Hong Kong, altri due stavano tornando in Francia. Secondo la dogana dell'isola di Batam, i container rispediti indietro contengono rifiuti domestici, rifiuti di plastica e materiali pericolosi. Sono stati spediti dal porto di Batu Ampar a Batam, nelle isole Riau. Portati prima a Singapore, i container hanno continuato il loro viaggio verso Hong Kong e la Francia.

Le autorità starebbero aspettando i permessi per spedire altri 42 container di rifiuti negli Stati Uniti, in Australia e in Germania. All'inizio di luglio, l'Indonesia aveva restituito dei container all'Australia; a giugno ne aveva già rimandati cinque negli Stati Uniti. L'emergenza rifiuti negli oceani è un problema a livello internazionale: produciamo troppa spazzatura e non sappiamo dove metterla. Gruppi ambientalisti in Indonesia, Malesia e Filippine hanno sollecitato i loro governi a inasprire le normative sulle importazioni di rifiuti di plastica. Ogni anno nel mondo, secondo il WWF, oltre 8 milioni di tonnellate di plastica vengono scaricate negli oceani. E bisogna trovare una soluzione al problema. Anche l'isola di Henderson, da tutt'altra parte del pianeta, che nel 1988 era un ambiente immacolato nel mezzo del Pacifico, ora è sommersa da cumuli di spazzatura trasportata dalle correnti.

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Commenti

cgf

Mer, 31/07/2019 - 10:00

il grosso problema col quale l'umanità si deve confrontare con priorità non è il clima, la carenza di materie prime, il cibo, ma la spazzatura. Pensare che tonnellate di spazzatura inviate ad un termovalorizzatore si riduce in pochi kg di cenere, ma nessuno li vuole fregandosene che potrebbe produrre energia elettrica e teleriscaldamento.

Ritratto di bandog

bandog

Mer, 31/07/2019 - 11:20

e la rumenta che quotidianamente ci scaricano in Italia???

cir

Mer, 31/07/2019 - 11:21

la spazzatura non brucia, al massimo la carta e il legno ( che non c'e' piu') il termavalorizzatore consuma energia per ridurre in cenere la spazzatura.

cgf

Mer, 31/07/2019 - 11:53

@cir dalle sue parti... faccia un giro a Quarto Inferiore e si faccia spiegare. Se proprio vuole rendersi utile, vada a separare lei quel 20% di residuo che non si riduce in cenere, ma che "passato al valorizzatore" ha perso liquidi riducendosi in peso a meno della metà. Ma dubito che verrà assunto perché, quando ASCIUTTO, è molto più facile smaltire, oltre ad occupare meno. Ovvio che per bruciare ha bisogno di energia, ma tale energia si può in parte recuperare in corrente elettrica, non è un caso che dappertutto i grossi stabilimenti che BRUCIANO anche solo per produrre vapore, hanno turbine e ZERO caldaie per il riscaldamento.

cir

Mer, 31/07/2019 - 13:16

cgf: scommetto che mangi la pasta trafilata al bronzo , che credi nelle valvole termostatiche...

Ritratto di DemetraAtenaAngerona

DemetraAtenaAngerona

Mer, 31/07/2019 - 20:56

VOCIdaALTRIMONDI* Sono stati almeno 164 i difensori dell’ambiente assassinati nel mondo nel 2018, secondo l’ultimo rapporto dell’osservatorio Global Witness, diffuso ieri. E più della metà in America latina, benché sul primo gradino del podio per numero di attivisti uccisi figurino le Filippine, con 30, seguite dalla Colombia con 24 e dall’India con 23. Ma il dato più impressionante è sicuramente quello del Guatemala, passato dai 3 del 2017 ai 16 dell’anno successivo: un triste balzo in avanti che, in rapporto alla popolazione, rende il Paese centroamericano il più pericoloso al mondo per gli ecologisti. E nulla indica che la situazione sia migliorata nel corso del 2019...