L'alba su Ginevra non sembra una luce piena di promesse, ma è di un grigio che indugia tra diplomazie e silenzi. I colloqui sono iniziati ieri alle 13,56, puntualità svizzera e nervi tesi, all'Hotel InterContinental, e sono durati quasi 6 ore. La prima giornata ha consegnato poco più di un segnale, un annuncio, una cautela condivisa: uno scambio di prigionieri, definito già alla vigilia come il minimo sindacale della diplomazia. Di territori, il vero nodo invalicabile, si parlerà oggi. Anche se Volodymyr Zelensky avverte: "Il popolo ucraino rifiuterebbe un accordo di pace che preveda il ritiro unilaterale dal Donbass e la sua cessione alla Russia".
Il summit è stato preceduto da parole che hanno pesato come pietre. A bordo dell'Air Force One, il presidente degli Usa Donald Trump ha scelto un tono perentorio: "Guardate, ora è meglio che l'Ucraina si sieda presto al tavolo delle trattative. È tutto quello che dico". Nella notte italiana erano partiti dagli Stati Uniti gli inviati della Casa Bianca Witkoff e Kushner. A Ginevra si sono uniti alla squadra americana anche il segretario dell'esercito Driscoll e il comandante dell'esercito Usa in Europa Grinkiewicz. La delegazione russa è guidata dall'assistente presidenziale Medinsky. Quella ucraina dal Segretario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale Umerov. I negoziati si stanno articolando in cinque direzioni: questioni territoriali, militari, politiche, economiche e di sicurezza. Russia e Ucraina sono rimaste su fronti opposti sui dossier di ieri: il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia, il possibile ruolo delle truppe occidentali nel dopoguerra, tema che Mosca considera linea rossa e che a Kiev viene letto come garanzia imprescindibile.
Umerov ha scelto una formula sobria: "Le discussioni si sono concentrate su questioni pratiche e sui meccanismi delle possibili soluzioni". Ma dietro la compostezza filtra tensione: la delegazione ucraina è stata divisa in due ali, a causa di disaccordi sulla necessità di firmare eventuali accordi sotto la guida Usa. Funzionari di Mosca dichiarano: "Stiamo discutendo di grandi argomenti e grandi compromessi, ma con tensioni".
L'Italia è presente a Ginevra per la tornata negoziale. Roma sta seguendo i lavori tenendo colloqui con i rappresentanti di Usa, Ucraina e Russia, assieme a consiglieri di Londra, Parigi e Berlino. Oggi il calendario non consentirà più schermaglie preliminari. Gli aspetti più sensibili verranno affrontati: i territori e la cornice politica di un eventuale cessate il fuoco. È lì che si capirà se Ginevra sarà stata solo un fondale elegante per una tregua simbolica, come per altro già accaduto nel doppio round ad Abu Dhabi, o l'inizio di un percorso più concreto. Emerge inoltre che la parte ucraina prevede di incontrare rappresentanti di Gran Bretagna, Francia e Germania, al termine del summit.
Ma mentre le delegazioni parlano, a Bruxelles non esiste al momento un accordo sul 20° pacchetto di sanzioni contro Mosca, previsto simbolicamente per il 24 febbraio.
Secondo Bloomberg, il tentativo di colpire porti e banche straniere, che la Russia avrebbe usato per vendere petrolio, sta incontrando resistenze.E intanto, la guerra non aspetta i verbali. Nel giorno dei colloqui, l'Ucraina ha denunciato un massiccio attacco russo con 400 droni e 29 missili. A Sloviansk, tre operai della centrale elettrica sono stati uccisi.