Confusione da vuoto di potere e urgenza di agire. Nel complesso dualismo interno al sistema di governo della Repubblica islamica ci sarebbe una nuova finestra temporale per eleggere il successore di Ali Khamenei, Guida Suprema dal 1989 fino all'uccisione. Entro 24 ore, il Paese deve avere un nuovo riferimento, filtrava ieri pomeriggio da Teheran. Finora gli equilibri costituzionali avevano retto l'urto dei raid israelo-americani e garantito risposte militari condivise. Ma quando il presidente Pezeshkian si è scusato con i Paesi del Golfo per gli attacchi scagliati anche contro chi non ha dichiarato guerra, la faglia è parsa chiara; tra il capo dello Stato, membro di un triumvirato supplente che bacchetta forze armate e i temuti pasdaran che gestiscono gran parte dei lanci di missili e droni, e questi stessi uomini in mimetica che hanno invece affermato d'avere le prove di un coinvolgimento di Paesi vicini e che dunque non fermeranno i missili.
I pasdaran hanno soprattutto un candidato prediletto tra i falchi per chiudere il cerchio della successione a Khamenei. Puntano sul figlio, Mojtaba; che era già stato dato per eletto. Varie fonti confermano la volontà di velocizzare la nomina. E cresce l'attesa per la scelta degli 88 membri "virtuosi e dotti" dell'Assemblea degli Esperti: per non lasciare che la tentacolare architettura iraniana, decimata ma non annichilita, si squilibri mettendo a rischio la tenuta di un regime che punta alla sopravvivenza. Arriverà una scossa? E cosa rischia il Paese? Scelta di componenti oltranziste e armate o un cammino riformista che ridimensioni il ruolo dei militari?
Per evitare di mostrare un Iran indebolito dai giochi di potere, diviso, indeciso, spaesato, ieri un navigato membro degli 88 come l'ayatollah Hossein Mozaffari ha spinto sull'acceleratore di una successione entrata in cortocircuito dopo le voci di decisione già presa nei giorni scorsi. Ha rotto il silenzio e dato una sorta di ultimatum ai colleghi. Ma che dopo le bombe su Khamenei possa esserci un avvicendamento dal padre al secondogenito è ancora un enigma; con più detrattori che estimatori nelle alte sfere. Salvo la componente più radicale - i pasdaran - l'indicazione a caldo di un Mojtaba erede designato ha aperto un dibattito su come far digerire al popolo l'eventuale trasformazione della teocrazia in una nuova dinastia di fatto, oltre al potere negoziale enorme già vantato dal figlio di Khamenei nell'economia di famiglia e del Paese. Dalla sua ha l'aver garantito export di petrolio nonostante le sanzioni, ma sbilancerebbe i poteri. E sarebbe in contraddizione con i moti anti-monarchia della Rivoluzione a cui lo stesso Khamenei prese parte e per cui l'ayatollah fu più volte arrestato. Eppure Mojtaba è tuttora favorito. In lizza. E per questo con un bersaglio disegnato da Usa e Israele. Ieri un giornalista dell'emittente israeliana Channel 12 e Ynet lo dava per "ferito ma ancora in vita".
L'Assemblea degli esperti dovrebbe tornare a riunirsi oggi. Si era incontrata nei giorni scorsi ma una bomba avrebbe interrotto quella sessione. Rinviata la nomina causa raid, pasdaran incattiviti. Via dunque a più missili. E pressing politico in casa e verso l'estero.