"Il lockdown totale è scongiurato ma ora guai ad abbassare la guardia"

L'infettivologo del San Raffaele di Milano: "L'indice Rt più basso fa immaginare una diminuzione delle infezioni e dei ricoveri"

Il picco sembra ormai quasi arrivato, anche se il tasso di mortalità del Covid nel nostro Paese resta superiore alla media europea. È per questo che secondo gli esperti non bisogna abbassare la guardia, soprattutto in vista del Natale. «Abbiamo raggiunto a cosiddetta fase di plateau», conferma Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità pubblica dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano.

Questo cosa vuol dire?

«Gli indicatori di trasmissione, cioè il famoso indice Rt, prevedono una discesa del numero delle nuove infezioni nei prossimi giorni. Insomma il calo dei casi, ricoveri e decessi ci sarà, ma non sarà così veloce».

Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni?

«Un progressivo calo dei nuovi casi e della percentuale dei tamponi postivi. In seguito la diminuzione dei posti letto occupati da pazienti Covid e, da ultimo, il calo dei decessi che risultano ancora piuttosto elevati».

Quindi le misure adottate finora stanno funzionando?

«Sicuramente hanno contribuito all'abbassamento della curva. E proprio questo era l'obiettivo per cui sono state adottate».

La Lombardia anche questa volta è la più colpita, eppure il governatore Fontana chiede la zona arancione. Ha ragione?

«I dati più recenti indicano che l'Rt in Lombardia è praticamente tornato al livello di 1 e le proiezioni sulle occupazioni dei posti letto, incluse le terapie intensive, indicano una stabilizzazione nelle prossime tre settimane. Ritengo che l'avere adottato alcune misure restrittive con anticipo rispetto al Dpcm di novembre abbia contribuito al calo dei contagi prima di altre Regioni. Questo significa che anche l'uscita da questa fase potrà essere più rapida».

Il lockdown nazionale è definitivamente scongiurato?

«Al momento sembra proprio di sì».

Cosa possiamo fare per abbassare ancora di più la curva dei contagi?

«Dobbiamo continuare a tenere comportamenti prudenti e a rispettare le regole di distanziamento, di uso della mascherina e di igiene personale. Tuttavia recenti dati mostrano come i nuovi focolai siano perlopiù di origine domestica, in percentuale addirittura superiore al 90 per cento, il che sottolinea come bisogna essere più rigorosi con gli isolamenti fiduciari e come le buone regole di prevenzione siano da rispettare anche dentro casa».

Il commissario Arcuri ha detto che le terapie intensive non sono in affanno. Dalle zone rosse rispondono che la situazione è drammatica. Come stanno davvero le cose?

«Il numero totale dei ricoverati in terapia intensiva è ancora in aumento perché la permanenza media dei pazienti è piuttosto lunga, circa due settimane. Quindi in prospettiva non c'è una vera emergenza ma la situazione resta ancora critica. Dal nostro osservatorio vediamo l'andamento dei ricoveri negli ospedali del gruppo San Donato dove, in questo momento, sono ricoverati circa mille pazienti con Covid dei quali 50 nelle terapie intensive. Vuol dire che chi riceve cure tempestive ed efficaci avrà meno bisogno della terapia intensiva».

Adesso però già si parla di una terza ondata...

«È uno scenario possibile e per questo dobbiamo evitare gli errori dell'estate non attenuando le misure di prevenzione comportamentale e i relativi controlli. Le riaperture dovranno essere graduali e prudenti».

Intanto arrivano gli annunci dei vaccini in arrivo

«Meglio se ci sono più vaccini disponibili. Ma la strada non è così rapida come si sta dicendo in quanto servono forniture, organizzazione e adesione della popolazione invitata».

Cosa deve fare adesso l'Italia per preparare al meglio la campagna vaccinale?

«Occorre predisporre un piano analitico per la distribuzione, la chiamata degli interessati e la modalità di somministrazione di una o di due dosi».

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