In Lombardia 16,5 milioni di certificati. Doppiati Lazio, Campania e Veneto

Sono 93 milioni i pass scaricati:70 quelli da vaccino, 20 da tampone e 2 da guarigione. Ma 8,4 milioni di italiani sono ancora scoperti

In Lombardia 16,5 milioni di certificati. Doppiati Lazio, Campania e Veneto

L'impatto con l'obbligo di green pass per lavorare sarà diverso a seconda delle Regioni. Alcune si sono fatte trovare più pronte all'appuntamento e hanno una più ampia platea di persone «in regola» con quanto previsto dal decreto approvato lo scorso 16 settembre. Altre meno (secondo un panorama piuttosto eterogeneo che in parte rispecchia l'andamento della campagna vaccinale). Ed è possibile che qui qualche criticità da risolvere ci sarà, sia nel pubblico che nel privato, nonostante regole e sanzioni siano state ben dettagliate nelle linee guida adottate con il dpcm firmato ieri dal premier Mario Draghi.

Secondo i dati del ministero della Salute, non solo sui numeri ma anche sulla tipologia di green pass ottenuti finora dagli italiani, la Regione più virtuosa risulta la Lombardia, dove sono stati scaricati 16,5 milioni di certificazioni. Un numero più alto della popolazione regionale perché ogni cittadino può aver scaricato più di un green pass: uno dopo la prima dose, un altro dopo la seconda, dopo ogni tampone o dopo la guarigione. Sul dato naturalmente incide il numero degli abitanti, visto che la Lombardia è la regione più popolosa, ma ha comunque collezionato il doppio dei green pass degli altri territori che guidano la classifica, che sono il Lazio (8,6 milioni), il Veneto (8,5 milioni), la Campania (8,2 milioni), l'Emilia Romagna (7,7 milioni), il Piemonte (6,5 milioni) e la Sicilia (6,6 milioni). In coda alla classifica ci sono invece la Sardegna con 2,5 milioni di pass scaricati e la Calabria, con 2,4 milioni.

Finora in Italia la piattaforma nazionale ha emesso 93 milioni di «lasciapassare» (un numero così elevato rispetto alla popolazione complessiva sempre perché ciascuno può avere più codici Qr ottenuti in momenti diversi). Nonostante ci siano ancora 8,4 milioni di cittadini senza vaccinazione, 5,5 dei quali in età lavorativa che da venerdì dovranno effettuare un tampone ogni 48 ore se non vogliono rischiare di perdere lo stipendio.

Le tabelle del ministero distinguono anche i tipi di green pass scaricati e quindi è possibile anche avere una panoramica anche sulla durata delle certificazioni verdi ottenute dai cittadini. Per ora la maggior parte, circa 70 milioni, sono quelle ottenute in seguito alla vaccinazione e dunque sono valide un anno dalla somministrazione della seconda dose. Salvo chiaramente che nel frattempo non intercorra un'infezione, in quel caso il certificato sarebbe «congelato» fino al successivo tampone positivo.

Poco più di 2 milioni invece le persone che hanno avuto il green pass dopo essere guariti dal Covid: il loro certificato scadrà dopo solo sei mesi dall'emissione. Venti milioni sono infine quelli ottenuti in seguito ad un tampone, eseguito magari per concedersi un cinema o una cena al ristorante, e quindi scaduto dopo 48 ore per chi ha scelto di fare il rapido o 72 ore per chi ha optato per il molecolare. Anche se è in corso il dibattito per allungare la validità di tutti i tipi di test a 72 ore, come continua a chiedere il leader della Lega Matteo Salvini e le Regioni di centro-destra.

Questo perché da venerdì, quando il green pass sarà indispensabile per lavorare, ci sarà un assalto alle farmacie e potrebbero esserci difficoltà a garantire un tampone a tutti coloro che sceglieranno di non vaccinarsi e di rinnovare il green pass a colpi di test.

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