La Lombardia smaschera le bugie del governo. Ecco le dieci menzogne su mascherine, tamponi zone rosse e case di cura

Le mascherine, l'ospedale in Fiera, i contagi nelle Rsa. La Lega va al contrattacco e passa in rassegna dieci accuse rivolte alla gestione lombarda dell'emergenza Coronavirus

La Lombardia smaschera le bugie del governo. Ecco le dieci menzogne su mascherine, tamponi zone rosse e case di cura

Le mascherine, l'ospedale in Fiera, i contagi nelle Rsa. La Lega va al contrattacco e passa in rassegna dieci accuse rivolte alla gestione lombarda dell'emergenza Coronavirus. La risposta è una «Operazione verità», mettendo per la prima volta in fila le ragioni della giunta Fontana. Ecco alcune delle affermazioni respinte con forza. La prima: «La Regione doveva comprare le mascherine». La giunta è stata accusata in un primo momento di aver lasciato medici e infermieri senza dispositivi di protezione e poi di aver reso obbligatorie le mascherine senza essere in grado di fornirle ai cittadini. Ma le cose stanno diversamente, ribatte il Carroccio, «le mascherine doveva comprarle il governo, come previsto dalla legge. La Lombardia è stata costretta a supplirne i ritardi intervenendo direttamente sul mercato».

Ancora: la Regione ha trascurato la sanità di territorio? È stato detto che le persone contagiate ma rimaste e casa si sono ritrovate senza assistenza. Al contrario, viene spiegato, la Lombardia «ha attivato le Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) che si occupano di visite domiciliari e cura non ospedaliera. Sono 45 unità operative, divise in 8 ambiti di intervento territoriale. In alcune zone sono attive anche le degenze di sorveglianza con alberghi destinati». La Regione ha fatto pochi tamponi? Ha cioè permesso che il contagio si propagasse, non preoccupandosi di testare le condizioni di operatori sanitari e malati asintomatici? La risposta: «La Lombardia sta facendo quanti più tamponi possibili, nonostante la carenza dei reagenti e la lunghezza della procedura di analisi (30 laboratori attivati per 8-10mila tamponi al giorno). Le modalità e i criteri di esecuzione sono quelli indicati dal ministero della Salute, dall'Iss e dall'Oms».

Uno dei nodi più dibattuti, arrivando a imputare i moltissimi morti in provincia di Bergamo alla male gestione del Pirellone, è quello della mancata zona rossa in tale area. Questa la verità lombarda: «Istituire zone rosse è prerogativa legale dello Stato che dispone di polizia e carabinieri per chiudere i varchi. Dal punto di vista legale anche il noto giurista Sabino Cassese certifica pubblicamente che la Lombardia non poteva agire direttamente. Come specificato peraltro nella circolare numero 15350/117 dell'8 marzo 2020 firmata dal ministro dell'Interno Lamorgese». Infine la decisione di inviare malati Covid a bassa intensità nelle Rsa nel momento in cui gli ospedali avevano l'acqua alla gola. Una mossa che avrebbe direttamente scatenato il picco di decessi tra gli anziani ospiti. Con il caso del Trivulzio, istituto finito nel mirino della magistratura (come altri ricoveri) e di due commissioni, ministeriale e regionale. «Quindici case di riposo - ribatte la Lega - volontariamente si sono candidate a ospitare pazienti Covid, impegnandosi a rispettare le regole imposte da Regione: garantire strutture separate e personale dedicato. Se qualcuno ha violato le regole», continua il documento, in Lombardia o in altre regioni, è «giusto che paghi. Ma non è questo il momento per le inchieste giudiziarie».

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