La Lombardia supera Roma: ok alle restrizioni di Fontana

Il governatore: "Giuristi concordi, valgono le nostre direttive". E dal Viminale non arriva alcuno stop

Nessuno scontro Stato-Regioni, nessun conflitto formale di competenze: in un momento tanto drammatico da entrambe le parti si mette il freno a polemiche che sarebbero dannose per tutti.

Così il governatore della Lombardia Attilio Fontana spiega di aver chiesto formalmente al governo se debbano prevalere le misure più restrittive su molti settori previste dall'ordinanza emessa dalla Regione, o le maglie più ampie del dpcm governativo: «Non voglio nessuna guerra - spiega il governatore, escludendo atti formali come il ricorso al Tar - se prevalesse il loro decreto sulla mia ordinanza ne prenderei atto, ma posso legittimamente dire che era giusta la mia ordinanza». E soprattutto, aggiunge, bisogna evitare «confusione» sulle regole da seguire per cittadini, professionisti, aziende coinvolte nelle restrizioni.

Quando nel pomeriggio di ieri Fontana ha annunciato di aver inviato una nota formale al ministro dell'interno Luciana Lamorgese per chiedere che esprima il suo parere sciogliendo il busillis, il presidente della Lombardia ha già avuto da Roma rassicurazioni informali sul fatto che, visto il livello di emergenza nella regione epicentro dell'epidemia, non ci sarà opposizione al fatto che si impongano regole più severe. Anche perché, dicono dal ministero, le regioni sono libere di modulare le loro regole a seconda della situazione sul campo, purché non si entri in aperto contrasto con quanto stabilito dal governo. «I giuristi che abbiamo consultato - assicura Fontana - ci hanno dato ragione» sulla prevalenza dell'ordinanza sul dpcm governativo. E i primi dati che segnalano una timida flessione nella diffusione della malattia, sottolineano da Milano, danno ragione alla necessità di mantenere una maggiore severità nell'epicentro della pandemia. Che il governo sia intenzionato a non ostacolare la Lombardia lo fa capire anche il ministro ai rapporti con le Regioni, Francesco Boccia: «Non mi pare che la strada da loro imboccata sia diversa da quella indicata dallo Stato». Anche se, sottolinea con una punta polemica, «senza lo Stato, in un'emergenza simile, nessuna regione ce l'avrebbe fatta, e Fontana lo sa».

Del resto le tensioni nelle scorse ore non sono certo mancate: lo stesso Boccia aveva polemizzato con la Lombardia, per avere emanato la propria ordinanza senza attendere che il governo si decidesse a varare il provvedimento annunciato nottetempo via Facebook, e senza uno straccio di norma in mano, dal premier: «Se avesse aspettato sarebbe stato meglio per tutti», aveva chiosato, suscitando l'immancabile sdegnata richiesta di dimissioni del ministro da parte della Lega. Anche i toni usati da Fontana e dai suoi assessori, ieri mattina, erano più bellicosi: «Il dpcm mi sembra un po' riduttivo rispetto alle misure che avevamo predisposto noi. Perché non chiudere tutti gli studi professionali, gli uffici pubblici e gli alberghi? E i cantieri edili, su cui avevamo conseguito il consenso dei costruttori? E il divieto di andare nelle case di vacanza? Qualcuno mi deve spiegare il perché. Hanno detto che c'è il consenso di tutte le regioni, ma se è così manca quello della Lombardia». Più tardi, il governatore fa sapere che è in corso un «approfondimento» per verificare le compatibilità tra l'ordinanza lombarda di sabato e il decreto di domenica: «Ma preferirei rimasse in vigore il nostro perché è più restrittivo». E il suo assessore al Welfare Giulio Gallera rincara la dose: «Con la nostra ordinanza c'è un'ulteriore stretta sulle attività commerciali, gli uffici pubblici, gli studi professionali. Poi è arrivato il testo del governo, che su alcune cose dà una indicazione leggermente diversa: ma quello che vale in regione Lombardia è ciò che è stato approvato da noi».

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