L'ondata non si arresta. Mascherine e green pass. Londra prepara il piano B

Un inglese su 55 ha il virus, si corre ai ripari. Allertate le autorità locali, Johnson nicchia

L'ondata non si arresta. Mascherine e green pass. Londra prepara il piano B

Piano A o piano B? Magari lo sapessimo. Naviga ancora a vista il governo britannico che da più di un mese assiste immobile a un vertiginoso aumento di contagi da coronavirus, senza prendere alcuna decisione per affrontare la situazione. Ieri i casi positivi sono scesi per la prima volta in 12 giorni sotto la soglia dei 40mila, ma era domenica e si sa che il conto nel weekend è sempre al ribasso.

Inoltre, per le scuole primarie e secondarie è appena iniziata la settimana delle vacanze di ottobre e presumibilmente mancano all'appello molti possibili positivi che hanno appena lasciato il Paese per andarsene finalmente in vacanza all'estero. Per ora i decessi e i ricoveri registrati durante la settimana rimangono al di sotto di quelli, riportati un anno fa nello stesso periodo, ma l'andatura è in aumento e il numero dei contagi giornaliero nel Regno Unito è il più alto di tutti i Paesi europei. Secondo l'ultimo rapporto, una persona su 55 ha il virus e inoltre, il trend vaccinale ha subito un rallentamento. Al momento tuttavia - sebbene sempre da più parti si faccia pressione perché il governo passi immediatamente al piano B reintroducendo alcune restrizioni - il governo continua ad affermare che i dati «non sono ancora tali da dover agire subito». Lo ha confermato proprio ieri anche il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak nell'intervista televisiva domenicale alla Bbc. Il ministro ha affermato che per ora si può contare ancora su un un'unica vaccinazione offerta ai ragazzi tra i 12 e i 15 anni d'età e sul rafforzamento della campagna vaccinale, per frenare la diffusione del virus. A quanto pare però, le sue dichiarazioni pubbliche non corrispondono a quanto sta accadendo nella pratica.

L'Observer ha infatti scoperto che l'Agenzia per la sicurezza sanitaria britannica già venerdì aveva contattato le autorità locali per inquadrare il livello di supporto da dare «ad un immediato lancio del piano B» invocato anche dalla Commissione scientifica di governo Sage per evitare un nuovo lockdown. Nelle misure del programma alternativo vi sarebbero la reintroduzione delle mascherine obbligatorie in alcuni ambiti, il ritorno al lavoro da remoto e anche l'ipotesi dell'uso di un passaporto vaccinale per l'accesso alle aree di maggior rischio o per la partecipazione ad eventi molto affollati. Ieri il tesoriere - che ufficialmente non ha nemmeno avallato l'obbligatorietà per i parlamentari di indossare le mascherine - ha anticipato alcuni contenuti del budget di autunno che verrà illustrato in Parlamento domani e che prevede, tra le altre iniziative, uno stanziamento di 5 miliardi per progetti di ricerca e di sviluppo legati al settore della salute.

L'annuncio, però, sicuramente non soddisferà la categoria dei medici di famiglia che in questi giorni stanno considerando di proclamare uno sciopero generale in risposta al tentativo ministeriale di imporre agli ambulatori la ripresa delle visite solo in presenza. Una strada, attualmente ritenuta non percorribile dai diretti interessati (che sono sempre di meno perché chi può passa al privato) e oberati di lavoro. Infine, sembrano discutibili anche le affermazioni del governo sulla tenuta degli ospedali e delle case di riposo. Secondo Johnson & company, la pressione sulle terapie intensive e sull'assistenza rimane al di sotto del livello di guardia, ma gli operatori sanitari e socio-assistenziali dichiarano da mesi di essere esausti, con l'organigramma ridotto ai minimi termini a causa della Brexit e mal pagati. E a farne le spese sono sempre i pazienti.

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