Dopo l'arresto del principe Andrea, la possibilità che il prossimo potesse essere Peter Mandelson era ormai fortissima. Tutti i media nazionali s'interrogavano sul motivo di una simile disparità di trattamento. Disparità che ora non esiste più dato che, nel pomeriggio di ieri, anche l'ex ambasciatore britannico in America ed ex ministro del governo Blair è stato arrestato dalla polizia nella sua abitazione londinese. Sia lui che mister Mountbatten sono infatti sospettati del medesimo reato, abuso di ufficio. Anche Mandelson infatti avrebbe passato informazioni riservate ad Epstein che frequentava piuttosto assiduamente. Lui ha sempre negato ogni tipo di reato, ma non è bastato. Ieri è stato portato in una stazione di polizia dove, con molta probabilità, verrà sottoposto ad un interrogatorio molto simile a quello riservato al secondogenito della regina. In fase di perquisizione anche le due proprietà di Mandelson, una nel Wiltshire e l'altra a Camden. Intanto il governo, che ha garantito piena collaborazione agli inquirenti fin dall'inizio, rimane in continuo contatto con la polizia per decidere quali dei documenti relativi all'incarico di Mandelson come ambasciatore potranno venir resi pubblici. Secondo quanto dichiarato dal segretario del Primo Ministro, Darren Jones, la prima tranche dovrebbe poter venir diffusa all'inizio di marzo. Ma ciò che più preme all'esecutivo è dimostrare all'opinione pubblica che fu Mandelson a mentire durante la procedura dei controlli del suo curriculum, non dicendo quanto era profonda l'amicizia che lo legava al faccendiere pedofilo.
Nel frattempo emergono altre notizie riguardanti il fratello del re, che ha potuto far ritorno nella sua dimora del Norfolk, ma rimane tutt'ora indagato. Lo scandalo ha provocato profonda irritazione nel re Carlo e nel futuro erede al trono, William, che ieri ha spiegato senza riferimenti espliciti ma molto chiaramente: "Ho bisogno di essere calmo e al momento non lo sono". Secondo quanto rivelato dalla Bbc, un ex funzionario pubblico, che aveva lavorato nel Dipartimento del Commercio all'inizio del 2000, ha dichiarato di essere rimasto particolarmente infastidito dalla richiesta di Andrea di farsi rimborsare il costo per dei massaggi ricevuti durante i suoi numerosi viaggi. Lui aveva rifiutato di rimborsare quelle spese, ma era stato bypassato dai suoi capi che avevano accolto le richieste di rimborso. "In quel momento ho pensato fosse una cosa sbagliata da fare e ho rigettato la richiesta, ma alla fine abbiamo finito col rimborsare tutto" ha raccontato alla Bbc. La richiesta di rimborso si riferiva ad un viaggio di lavoro che l'ex principe aveva fatto in Medioriente. Il Dipartimento per gli Affari e il Commercio non aveva mai sollevato la questione nel periodo in cui Mountbatten era emissario del governo, ma ha ritenuto di dare quest'informazione alla polizia che si occupa del caso di Andrea. Va detto che il figlio preferito di Elisabetta - era stata proprio la regina ad insistere perché l'incarico venisse affidato ad Andrea, nonostante la contrarietà di Carlo che non lo riteneva adatto - non veniva pagato per il ruolo che svolgeva, ma le sue spese e i suoi viaggi sono sempre stati finanziati con i soldi dei contribuenti. Alla luce delle recenti rivelazioni e dell'attuale inchiesta, l'ex funzionario si è rammaricato di non aver colto quell'occasione "per controllare se c'era qualcosa che non andava nel comportamento di Mountbatten".
Una seconda fonte governativa che ha voluto rimanere anonima ha confermato le dichiarazioni del dipendente sentito dalla Bbc. Anche in questo caso, la condotta dell'ex principe non risulterebbe illegale, ma certamente inopportuna.