L'orrore del branco: «Sei obeso» Seviziato a 14 anni, è gravissimo

È stato denudato e violentato con una pistola ad aria compressa. Un arresto, due denunciati

Pianura, periferia di Napoli. Il quartiere della discarica e del sacco edilizio di fine anni Settanta. E, della camorra. Mezzogiorno di martedi, c'è molta luce e un sole forte, primaverile, più che autunnale. Nell'autolavaggio «Sprint» di via Padula, ci sono solo quattro ragazzi, uno di loro, Vincenzo, 14 anni è un cliente, che ha portato il suo motorino a lavare. Il proprietario è assente, gli altri tre lavoricchiano, disoccupati che cercano di guadagnare qualche spicciolo, lavando auto.

I tre lavoranti (tutti di 24 anni), subito prendono di mira il giovane cliente. Lo «colpiscono» nel suo punto debole: l'obesità. «Ciccione» e giù stupide risate. Poi, uno dei tre, impugnando un tubo collegato ad un compressore (in genere usato per pulite gli interni delle vetture), lo mostra al ragazzino e gli dice: «Ciccione adesso ti gonfio di più. E giù le risate dei tre. Quello più deciso ad umiliare la vittima, Vincenzo Iacolare, si avvicina al ragazzino e gli tira giù i pantaloni e poi tenendolo bloccato, gli riempie l'intestino con i potenti getti di aria emessi dal compressore. Una barbarie inaudita, sotto gli occhi divertiti degli altri due compari, che assistono alle sevizie senza intervenire. Una violenza in pieno giorno: possibile che nessun residente si sia accorto dello stupro? Eppure l'autolavaggio si trova in una strada molto frequentata.

Vincenzo sviene, viene portato all'ospedale San Paolo. Poco dopo, il drammatico intervento chirurgico, durato sette ore, durante il quale i medici gli asportano una parte del colon, devastato dalle violente spruzzate di aria. Le sue condizioni sono gravi. I medici lo hanno ricoverato nel Reparto di terapia intensiva. Vincenzo, studente al secondo anno del Liceo Scientifico è tra i non molti scampati alla evasione scolastica, in un quartiere che invece detiene il record dei ragazzi che lasciano la scuola già da bambini.

Nella sala di attesa c'è il dolore composto dei genitori del ragazzino. Mamma Stefania e' inflessibile. «Merita la sedia elettrica chi ha fatto questo al mio bambino». Poi, parla di Vincenzo: «Gli ho nascosto la verità, gli ho detto che gli hanno tolto l'aria dalla pancia e guarirà presto. Mi ha detto “mamma ho paura“. È piccolo, un cuore tenero, ha paura della rianimazione. Poi lo hanno trasferito in terapia intensiva». E, mentre in ospedale Vincenzo lotta contro la morte, i carabinieri di Bagnoli si danno da fare per identificare il responsabile ed i suoi due compari. La notte di martedì i tre vengono condotti in caserma. Iacolare viene fermato con l'accusa di tentato omicidio, stessa accusa per gli altri due che, però, vengono denunciati in stato di libertà. I tre non sono estranei alla giustizia: qualche precedente ce l'hanno. Poi, Vincenzo, al quale gli investigatori mostrano le foto dei tre indagati, con un filo di voce, conferma: «Sì, sono loro». Ai tre indagati i carabinieri sequestrano i telefonini. I primi momenti della violenza sarebbero stati ripresi con la videocamera ma non c'e' ancora la conferma. In via Padula si e' sfiorata la rissa tra le famiglie coinvolte in questo dramma. Un duro scambio di accuse tra i genitori dei tre indagati. Molto risentito il titolare dell'autolavaggio, imparentato con uno degli indagati liberi: «Per colpa dei vostri figli oggi non ho lavorato ed ho perso tanti soldi». Sullo stupro, neppure una parola di condanna. Solidale con Vincenzo, il leader della Lega, Matteo Salvini, «una preghiera per il ragazzo di Napoli», duro con l'autore del presunto stupro: «Trent'anni all'autore delle sevizie e legge del taglione». Orrore nell'orrore, i genitori e lo zio di Iacolare lo hanno difeso sostenendo con grande cinismo che «si è trattato solo di un gioco, finito male». E, poi: «È' un bravo ragazzo». Pianura non è lontana, pochi chilometri dal rione Traiano, dove, la notte del 5 settembre scorso fu ucciso un ragazzo di 16 anni, che non aveva rispettato l'alt dei carabinieri. Davide Bifolco si trovava alle 3 di notte in compagnia di un latitant e di un pregiudicato. Per tutti, al rione Traiano, Bifolco era un «bravo ragazzo». A Napoli è cambiato l'identikit del giovane perbene. Tutti gli altri stiano attenti.

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Commenti

buri

Ven, 10/10/2014 - 16:13

una cosa orrenda il colpevole merita la galera per molti anni, ed i suoi complici vanno rinchiusi anche loro, quello che fa rabbrividire sono le parole della madre di quel delinquente che si sgola a gridare che suo figlio non è cattivo, è stato solo uno scherzo dice la donna, meno male se fosse cattivo cos'avrebbe fatto a quel povero ragazzino?