AAA Guida Suprema cercasi per ruolo con poteri illimitati e senza scadenza. L'Iran deve scegliere il suo nuovo rappresentante di Allah in terra, l'uomo che incarnerà l'essenza stessa della teocrazia, detentore assoluto del potere politico, spirituale e giuridico della Repubblica islamica. In attesa della convocazione dell'Assemblea degli Esperti, l'organismo religioso di 88 membri che eleggerà il successore di Ali Khamenei, è un triumvirato a gestire gli affari di Stato correnti, che per Teheran oggi non sono bazzecole ma un conflitto in grado di minacciare le fondamenta del regime. Il Consiglio temporaneo è già all'opera. E fra i suoi tre componenti figurano due dei possibili eredi del dittatore ucciso. Escluso l'attuale presidente Masoud Pezeshkian, 71 anni, che non appartiene al clero sciita di alto livello come prevede la Costituzione iraniana per il ruolo di Leader Supremo, gli altri due uomini chiave sono alcuni fra i più quotati per la successione, forti di un curriculum che farebbe inorridire qualsiasi fan della democrazia.
In corsa c'è "il boia di Teheran", il falco della magistratura che ha supervisionato la macelleria iraniana degli ultimi anni, e che nel suo curriculum vanta anche un morso - avete capito bene, un morso - destinato a un giornalista su cui si è avventato nel lontano 2004, dopo avergli anche lanciato una zuccheriera durante una riunione sulla stampa. Lui è Gholam-Hossein Mohseni-Ejei, 69 anni, capo della Magistratura iraniana dal 2021, ex ministro dell'intelligence con forti legami con gli apparati di sicurezza e le élite politiche e dunque possibile scelta ideale. Altrettanto papabile è il nome di Alireza Arafi, ayatollah di 67 anni, membro del Consiglio dei Guardiani, che rappresenta la continuità conservatrice, lontana da riforme o aperture. Nel suo curriculum, oltre che la direzione dei seminari sciiti in Iran, c'è un arresto a 16 anni per opposizione allo scià Mohammad Reza Pahlavi. Di acqua sotto ai ponti ne è passata da allora. E Arafi sembra aver fretta. Dopo aver annunciato che "la nazione continuerà sul cammino della rivoluzione islamica" anche in seguito all'uccisione di Khamenei, è stato Arafi a spiegare in queste ore di sperare che un nuovo Leader Supremo venga nominato "rapidamente".
La sfida non sarà facile. La situazione in Iran è in continua evoluzione, alcuni dei possibili candidati potrebbero essere già stati uccisi e l'ipotesi che a prendere il potere possa essere un Pasdaran, uno degli uomini delle potentissime Guardie della Rivoluzione, non è affatto remota se al potere religioso in Iran si sostituisse un nuovo potere militare. In corsa figura il secondogenito di Ali Khamenei, Mojtaba Khamenei, 56 anni, che alcuni danno già per defunto nei raid, senza conferme. Ha forti legami con i Pasdaran ma molti nell'establishment sciita non lo vedono di buon occhio perché è un chierico di medio-basso rango e disapprovano la successione padre-figlio dopo la fine della monarchia. Si fa pure il nome di Hassan Khomeini, 53 anni, nipote del fondatore della Repubblica islamica, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, e oggi custode del mausoleo a lui dedicato. Ma l'erede Khomeini non ha ricoperto cariche pubbliche e sembra avere poca influenza sull'apparato di sicurezza o sulle élite al potere.
Lo scenario che avanza, intanto, è che il regime sciita possa essere sostituito da un regime militare. A questo punto salgono le quotazioni di Ali Larijani, 68 anni, ex comandante delle Guardie della Rivoluzione, oggi alla guida del Supremo Consiglio per la sicurezza nazionale e figura chiave in questa fase di transizione.
In questa direzione sembra andare anche la nomina, da parte del presidente Pezeshkian, di Majid Ebnolreza, membro dei Pasdaran, a ministro della Difesa ad interim. Militare o religiosa, la dittatura iraniana farà di tutto per resistere. Ed è lo scenario che preoccupa di più gli iraniani affamati di libertà e democrazia.