L'Ue bacchetta Roma: "I fondi per ricostruire sono già disponibili"

Malumori per le risposte italiane sui conti e per gli affondi contro Bruxelles: «Populismo»

L'Ue bacchetta Roma: "I fondi per ricostruire sono già disponibili"

La politica del bastone e della carota, quella che si adotta con gli alunni un po' discoli. Questo è il metodo che la Commissione Ue sta adottando con l'Italia. Da un lato il richiamo all'indisciplina di bilancio che la lettera di replica del ministro dell'Economia Padoan voleva in qualche modo giustificare. Dall'altro lato, una parziale disponibilità a finanziare le spese di ricostruzione ma sempre con i riflettori puntati sulle modalità di utilizzo.

La giornata di ieri nei rapporti Roma-Bruxelles è stata caratterizzata da questo atteggiamento paternalistico nei confronti del «monello» Renzi. In primo luogo, c'è da registrare il disappunto per la lettera inviata dal titolare del Tesoro per rispondere alle richieste di chiarimento sul Documento programmatico di bilancio (Dpb) formulate dal presidente della Commissione Juncker e da quello dell'Eurogruppo Dombrovskis. La missiva italiana viene considerata «poco costruttiva» al pari di quella arrivata da Cipro che, al di là della differenti dimensioni, non può considerarsi un complimento considerato che l'isoletta è sotto stretto monitoraggio della Troika per il default del sistema bancario di tre anni fa (con annesso bail in). Belgio, Portogallo e Finlandia, che pure sono sotto osservazione a causa dell'extradeficit come noi, hanno ottenuto una valutazione migliore rispetto all'Italia.

Insomma, il discorso è sempre il medesimo: l'Ue sostiene che il nostro Paese non si sia «attrezzato» per ridurre il deficit strutturale portandolo, anzi, dall'1,6 al 2,3% del Pil. Via XX Settembre e Palazzo Chigi rispondono che tale extradeficit stia nelle spese per i migranti e per il sisma. Oggi scade il termine entro il quale la Commissione Ue può chiedere agli Stati di sottoporre un Dpb rivisto. Probabilmente, per motivi diplomatici, si eviterà la bocciatura (sarebbe la prima volta in assoluto) ma questo non significa che le trattative fra Roma e Bruxelles non siano tutte improntate a correggere il saldo strutturale.

La dialettica sui conti non preclude il dialogo sulla ricostruzione. La Commissione Ue ha ricordato che «le spese di emergenza a breve termine legate alle catastrofi naturali possono essere classificate come una tantum» e quindi escluse dal computo del Patto di Stabilità. In particolare, le accuse rivolte alle istituzioni europee di ostacolare la ricostruzione vengono considerate come «populismo a buon mercato». Bruxelles ha infatti ricordato che il Fondo per lo Sviluppo rurale mette a disposizione dell'Italia 10,4 miliardi per il periodo 2014-2020. Un quarto (2,6 miliardi) è destinato alla «prevenzione dei rischi» e il nostro Paese potrebbe attingere a risorse disponibili con un finanziamento comunitario che può arrivare fino al 100 per cento. Non c'è troppa burocrazia, occorre solo dire come si impiegano i soldi. È chiaro che difficilmente «Casa Italia» o altre idee estemporanee avrebbero l'ok, ma la ricostruzione delle aree non incontrerebbe ostacoli.

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