Quei no al piano migranti: così la Ue abbandona l'Italia

Mentre la Commissione Europea annuncia un piano per il rimpatrio volontario, fonti de IlGiornale.it in Libia spiegano che "dalla Libia in molti hanno paura a partire e chiedono di tornare a casa"

Quei no al piano migranti: così la Ue abbandona l'Italia

In Italia oramai è emergenza sbarchi: nelle ultime ore la cronaca ha riportato un'impennata di arrivi in grado di mettere in ulteriore difficoltà il sistema di accoglienza, soprattutto a Lampedusa e in Sicilia. Il nostro Paese per adesso sembra essere stato, ancora una volta, lasciato da solo: pochi o nulli i segnali provenienti da Bruxelles. Eppure gli assi nella manica non mancano. Molti migranti attualmente presenti in Libia vorrebbero tornare nelle proprie zone di origine, l'Ue il 27 aprile ha presentato un nuovo piano sui rimpatri volontari. Ma le tempistiche per la sua approvazione appaiono molto più lente delle attuali esigenze.

È emergenza migranti

Quello che si preannunciava qualche mese fa è divenuto ormai realtà: l’Italia si trova dentro una vera e propria emergenza immigrazione. Gli arrivi dei migranti che partono dall’altra sponda del Mediterraneo non si arrestano più e il maxi sbarco che ha interessato le giornate del 9 e 10 maggio scorsi con oltre 2mila stranieri, ne è un esempio eclatante. L’isola di Lampedusa è ormai pronta ad esplodere e con essa anche il sistema dei ricollocamenti dei migranti. Numeri importanti, che rendono necessario un intervento concreto e che non si risolva solo a parole. L’intervento dell’Europa è ora più che mai necessario ma serve concretezza: la solidarietà non basta più. Interessante la telefonata tra il ministero dell’Interno Luciana Lamorgese e il commissario europeo agli Affari Interni Ylva Johansson intercorsa il 10 maggio. Il commissario ha preannunciato l’introduzione di "un meccanismo temporaneo di solidarietà tra gli Stati membri dell'Ue, intenzionati ad aderire, e finalizzato al ricollocamento dei migranti salvati in operazioni di ricerca e soccorso in mare". Ma si tratta davvero di un piano che si realizzerà nel breve termine? Intanto i migranti continuano ad arrivare e l’Italia è sempre più sola.

Il nuovo piano dell’Ue che incontra ostacoli

Pochi giorni fa quella che appariva una buona nuova: la Commissione europea ha annunciato la prima strategia sui rimpatri volontari e la reintegrazione dei migranti. Sembrava che da Bruxelles ci fossero le intenzioni di intervenire sull’immigrazione in aiuto dell’Italia. Così però non è stato. Lo dimostra il fatto che anche su un argomento già discusso in passato come i ricollocamenti non si è trovata la quadra. L’Austria è stata il primo paese europeo a pronunciarsi negativamente alla proposta di redistribuzione dei migranti approdati in Italia all’interno degli Stati membri all’Ue. Secondo il ministro dell’Interno Karoline Edstadler, il problema va risolto direttamente in Africa prima che i migranti partano da lì. Una richiesta di maggiore solidarietà verso il governo di Roma, dopo i maxi sbarchi, era stata lanciata anche da un appello del commissario Ue
Ylva Johansson ma, secondo fonti europee, dagli Stati non trapela al momento alcuna azione diretta in tal senso.

Per quanto riguarda il piano dei rimpatri volontari, esso prevede un progetto con nuove misure dirette a rafforzare il quadro giuridico in materia. Ma adesso, visto l’atteggiamento dei Paesi europei v’è da capire come si evolverà la situazione. Il piano non si affiderebbe esclusivamente alla semplice manifestazione di consenso dei primi volontari ma, darebbe loro, in cambio garanzie che ne favorirebbero una scelta con cognizione di causa. Il nuovo progetto Ue infatti prevede degli incentivi come “autentiche opportunità di reinserimento per coloro che ne sono soggetti” ed ancora, “stabilirà un approccio più uniforme e meglio coordinato tra gli Stati membri, al fine di sbloccare il loro pieno potenziale”. Uno strumento quello del rimpatrio volontario che, come dichiarato dal commissario per gli Affari Interni dell’Ue Ylva Johansson, “rappresenta la soluzione migliore in quanto mette al centro l’individuo ed è più efficace e meno costoso”. La strategia aiuterà i migranti a cogliere tutte quelle opportunità che sono presenti nel loro originario Paese e contribuirà allo sviluppo della comunità rendendo più dinamica la macchina del sistema migratorio in Europa. Una certa dinamicità quanto alla programmazione di un nuovo piano di rimpatri che non trova altrettanta accelerazione su quello del fenomeno degli sbarchi che continuano in modo incessante.

L'Ue in grave ritardo

Ad ogni modo le risposte europee appaiono molto lente. Vale per la redistribuzione, così come anche per il piano sui rimpatri volontari. Sul primo fronte ad esempio, il ministro dell’interno Luciana Lamorgese aspetta ancora novità dai partner comunitari sul mai decollato patto di Malta. Si tratta cioè del patto, non vincolante, sottoscritto il 23 settembre 2019 con alcuni governi dell'Ue sulla redistribuzione dei migranti sbarcati in Italia. Martedì è stato lo stesso presidente del consiglio Mario Draghi a sollecitare i Paesi aderenti a dare segni agli impegni presi. Ma, anche in vista del consiglio europeo del prossimo 24 maggio, non sono arrivati segnali positivi. Sul fronte relativo ai rimpatri volontari, si è assistito a un passo in avanti ma il piano presentato prevede tempi lunghi per l'approvazione.

Peraltro questa tipologia di rimpatri esiste da molto tempo. Nel 2017 LeFaso.net, uno dei siti di informazione più seguiti del Burkina Faso, ha documentato il ritorno a casa di 227 concittadini dalla Libia. Si tratta di persone ritrovatesi bloccate nell'inferno libico, contattate dall'ambasciata burkinabé a Tripoli ed aiutate a tornare indietro dall'Oim, l'agenzia Onu che si occupa di migranti. Una volta rientrate in Burkina Faso i migranti sono stati seguiti in un programma di reinserimento sociale. “Operiamo proprio così – ha confermato su IlGiornale.it una fonte dell'Oim – aiutiamo coloro che vogliono tornare a casa ad inserirsi nuovamente nei loro Paesi”. Ma, ha confermato la stessa fonte, al momento i migranti che scelgono questa via sono molto pochi. Le istituzioni di Bruxelles in questi anni non si sono accorte dei potenziali vantaggi rappresentati dai rimpatri volontari: “Sono più efficaci – ha ammesso Margaritis Schinas, numero due della commissione europea – danno effettive possibilità di reinserimento”.

Quella voce che arriva dalla Libia: “Da qui vogliono tutti tornare a casa”

C'è un altro motivo per il quale l'Ue farebbe bene a dare immediata esecuzione al suo piano sui rimpatri volontari. Riguarda la posizione degli stessi migranti attualmente bloccati in Libia. A spiegarlo su IlGiornale.it è una fonte che lavora nel Paese nordafricano a stretto contatto con i migranti e che ha voluto mantenere l'anonimato: “Posso assicurare – ha dichiarato – che all'interno dei centri di detenzione in Libia si è sparsa una grande paura di partire e molte persone hanno ammesso di sentirsi più sicure nel tornare a casa”. C'è quindi la volontà degli stessi migranti di compiere il percorso inverso a quello che li ha portati lungo le coste della Tripolitania.

“Se partono – ha continuato la fonte – è perché sono spinti dai trafficanti, i quali hanno bisogno di soldi. Sono loro che forzano molti migranti a partire. Occorre interrompere lo strapotere delle organizzazioni criminali sia in Libia che nel Sahel”. L'Ue quindi potrebbe intervenire assieme alle organizzazioni delle Nazioni Unite presenti a Tripoli per organizzare numerosi rimpatri, prima ancora che i migranti partano alla volta delle coste italiane. Del resto l'Italia, Paese più esposto ai flussi migratori dalla Libia, con il nuovo governo Draghi si è posta a favore di un piano europeo complessivo sui rimpatri. Da Palazzo Chigi potrebbe arrivare maggiore impulso affinché Bruxelles operi in tal senso.

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