Luisa, Kyra e le piccole "pasionarie". Le adolescenti alla sfida per il clima

È la schiera di giovanissime protagoniste del movimento «verde» L'Italia si affida a Sarah. Più anziana delle altre. E nata negli Usa

Il fatto che qualcosa non andasse l'hanno vissuto tutte sulla propria pelle. Alexandria, asmatica, quando da New York è andata a trovare alcuni parenti in California non riusciva più a respirare per colpa degli incendi che l'anno scorso hanno devastato il Golden State. Luisa, dalla Germania, si è mobilitata quando volevano sostituire la foresta di Hambach, vicino a Colonia, con una miniera di lignite. Sarah, a Milano, si è resa conto che dopo il trasferimento in città lei e i suoi bambini si ammalavano molto più spesso di prima. La stessa Greta ha iniziato a scioperare dopo che il suo Paese, la Svezia, era stato colpito da ondate anomale di caldo e i boschi avevano preso fuoco come mai prima. Sarà il caso, sarà l'ispirazione della carismatica 16enne svedese, ma a portare in piazza i manifestanti per lo sciopero globale contro il cambiamento climatico di domani sono spesso altre giovani donne.

Greta Thunberg di anni ne aveva 15 quando si è seduta per la prima volta davanti al Parlamento di Stoccolma, il 20 agosto dell'anno scorso. I suoi compagni erano a seguire la lezione: lei no, aveva deciso di scioperare finché la classe politica non si fosse decisa a ridurre la produzione dei gas serra secondo quanto deciso alla conferenza Cop21 del 2015 a Parigi. Da allora di venerdì non è mai più andata a scuola, e al suo fianco, settimana dopo settimana, si sono aggiunte sempre più persone. Insieme alla sindrome di Asperger, quando aveva 11 anni le è stato diagnosticato un mutismo selettivo. Che non le ha impedito di parlare di fronte a schiere di adulti e politici al forum economico di Davos, alla conferenza sul clima in Polonia, alla Commissione europea e in tutte le altre occasioni istituzionali in cui è stata chiamata a parlare da quando è diventata il volto della lotta ambientalista.

Lo scorso 21 febbraio, a marciare accanto a lei a Bruxelles, c'erano Anuna De Wever e Kyra Gantois, rispettivamente 17 e 19 anni, di Anversa: sono loro ad aver raccolto il testimone dell'attivista svedese in Belgio. Dall'inizio dell'anno ogni giovedì scendono in piazza, l'ultima volta portandosi dietro 35mila connazionali. La «Greta» tedesca, invece, si chiama Luisa Neubauer e di anni ne ha 22. È anche grazie a lei se negli ultimi mesi il movimento studentesco ambientalista tedesco è cresciuto, anche nei centri più piccoli, fino a comprendere 190 gruppi. Anche lei ha le idee chiare: «Come procedere ora? Aumentando la pressione e coinvolgendo gli adulti». Negli Stati Uniti a trascinare le masse ci pensano altre tre giovanissime: Alexandria Villasenor, 13enne newyorchese, la 12enne Haven Coleman di Denver e Isra Hirsi, 16 anni da Minneapolis. Quest'ultima è figlia d'arte: sua mamma è la neo deputata democratica di origini somale Ilhan Omar, tra le prime musulmane elette al Congresso. Delle tre, la «veterana» è Alexandria: ha alle spalle 13 venerdì di sit-in davanti alla sede dell'Onu, comprese le settimane di bufera di neve e gelo.

A Milano tra le più attive del movimento c'è Sarah Marder. È un po' più grande delle colleghe - ha 54 anni - ed è cresciuta negli Usa. Ma dal 14 dicembre ogni venerdì è fissa davanti alla sede del Comune. «Quando ho sentito l'appello di Greta - ha spiegato - è stato come se mi stesse parlando direttamente, non potevo sottrarmi». Dev'essere la stessa cosa che hanno provato le centinaia di migliaia di persone che si stanno mobilitando in tutto il mondo per domani. Al seguito delle «Grete» che vogliono salvare il pianeta.MG