Macron-show alla Ue. "Rischio guerra civile"

Il leader francese contro gli egoismi nazionali. Ma Juncker: "Non esiste solo l'asse Parigi-Berlino"

Macron-show alla Ue. "Rischio guerra civile"

Invoca il multilateralismo, evoca il rischio di «una sorta di guerra civile» europea che sta emergendo fra la democrazia liberale e l'autoritarismo (il riferimento a Ungheria e Polonia è chiaro). Ma poi è proprio lui, il nuovo re d'Europa, a finire sul banco degli imputati per voler fare da solo, anzi in duetto con la cancelliera Merkel. Emmanuel Macron parla per la prima volta al Parlamento europeo di Strasburgo in sessione plenaria, difende l'Unione europea come «modello democratico unico al mondo, né datato né astratto», invoca una sovranità «più forte di quella attuale» e suona la sveglia a una generazione come la sua, che «non ha conosciuto la guerra e si sta dando il lusso di dimenticare quello che hanno vissuto i suoi predecessori», dicendo che no, non vuole «appartenere a una generazione di sonnambuli che dimentica il passato». Poi il presidente francese si lancia in un elogio della democrazia, argine contro gli «egoismi nazionali», le «tentazioni autoritarie» e le «fascinazioni illiberali» che stanno venendo a galla (quelle del premier ungherese Viktor Orban e dell'estrema destra anti-migranti al governo in Polonia): «Di fronte all'autoritarismo che ci circonda, la risposta non è la democrazia autoritaria ma l'autorità della democrazia». E qui strappa la standing ovation del Parlamento, con l'eccezione dei francesi del Front National e degli indipendentisti inglesi dell'Ukip, vincitori, nei rispettivi Paesi, delle ultime europee.

Ma il presidente che ha ridato speranza all'Europa nel suo momento più difficile - eletto un anno dopo la Brexit grazie alla sconfitta di Marine Le Pen, simbolo della destra in ascesa in tutto il continente - alla fine del suo discorso deve fare i conti con la realtà, il rischio cioè che la sua leadership sia considerata troppo ingombrante, proprio per le stesse ragioni che lui invoca, la necessità di maggiore concertazione per evitare un autoritarismo interno che spacchi l'Unione e alimenti l'anti-europeismo di alcuni Paesi. Ci pensa il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker a riportare monsieur le président con i piedi per terra, additando l'asse Parigi-Berlino. Prima l'elogio: «Sono europeo e vorrei esprimere tutta l'emozione che ho provato sentendo un presidente francese parlare così. La vera Francia è tornata». Poi la punzecchiatura: «Non dimentichiamo che l'Europa non è solo franco-tedesca». E ancora: «Siamo 28, domani 27» - ha aggiunto Juncker riferendosi all'uscita del Regno Unito - Affinché il motore funzioni ci vuole anche l'apporto degli altri».

Sullo stesso tema batte anche il capogruppo dei Popolari (Ppe) all'Europarlamento, Manfred Weber, che si spinge persino più in là, criticando Macron per il vezzo che viene spesso rimproverato alle élite, specie quelle europee: lodare e premiare i governi «amici» e liquidare tutto il resto come populismo. «La democrazia è ben più di una riunione tra Merkel e Macron - dice Weber - La vera democrazia non è dividere gli europei in buoni e cattivi. Io rispetto le decisioni degli elettori in qualunque posto avvengano, la definisco l'Europa democratica». E ancora, a proposito delle «tentazioni autoritarie»: «Non siamo in presenza di un referendum paneuropeo. Le questioni politiche devono essere nelle mani degli elettori, chi detiene il sogno europeo sono i popoli». Un modo, insomma, per richiamare Macron a un'equidistanza rispetto ai risultati elettorali, proprio per evitare che l'onda contro gli euro-burocrati cresca nel continente. A maggio 2019 si vota per l'Europarlamento e il partito del presidente deve guadagnare seggi, ora a zero, essendo En marche nato dopo le europee 2014.

Macron difende l'attacco in Siria - «siamo intervenuti per l'onore della comunità internazionale» - e invoca tre riforme: sulla politica migratoria della Ue, sulla tassazione del digitale e poi sull'Unione economica e monetaria. Ma è quando chiede nuove regole di «solidarietà interna» e propone un piano di finanziamento delle comunità impegnate nell'accoglienza dei rifugiati che qualcuno alza il sopracciglio.

Macron parla di coordinamento perfetto con il nostro Paese. Ma dall'Italia, il CinqueStelle Nicola Morra ricorda: «Lui, che ha chiuso le frontiere contro il Trattato di Schengen, che ha scaricato su di noi il peso dell'accoglienza dei migranti...».

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