Macron vuole una donna alla guida del governo. I rivali: "Ora coabitazione"

Il day after delle presidenziali francesi è già il secondo giorno di campagna elettorale per le legislative del 12 e 19 giugno, ormai ribattezzate "il terzo turno"

Macron vuole una donna alla guida del governo. I rivali: "Ora coabitazione"

Il day after delle presidenziali francesi è già il secondo giorno di campagna elettorale per le legislative del 12 e 19 giugno, ormai ribattezzate «il terzo turno». La vittoria di Emmanuel Macron è stata netta: 58,8% contro il 41,2% di Marine Le Pen ma il Paese è diviso tra le città, che acclamano Macron (85,1% a Parigi, oltre l'80% a Rennes, Nantes, Bordeaux) e le campagne, nuovo regno di Marine, che conquista nord e sud-est, operai (67%), impiegati (57%) redditi bassi (65%) e disoccupati (64%), mentre Macron si conferma tra i dirigenti (73%), il ceto medio superiore (71%), i pensionati (68%). Nelle pieghe del voto ci sono tutte le insidie per il futuro del presidente. Che le opposizioni, di destra e di sinistra, vogliono cavalcare. Obiettivo: coabitazione, come ai tempi del duo Mitterand-Chirac (1986-88), Mitterand-Balladur (1993-95) e Chirac-Jospin (1997-2002). Se Macron è in effetti il primo presidente rieletto senza coabitazione con un primo ministro espressione di una maggioranza che gli si oppone all'Assemblea nazionale, c'è il rischio (o la speranza per gli anti-macroniani) che dall'elezione dei 577 deputati della Camera bassa esca una maggioranza, anche relativa, contraria al presidente. «Saranno elezioni molto più aperte del 2017, quando Marine Le Pen conquistò appena 8 seggi», pur avendo strappato il 22% al primo turno delle presidenziali, dice al Giornale Elina Lemaire, docente di diritto pubblico all'Université de Bourgnone. «Macron avrà più difficoltà a far eleggere una maggioranza, ma non significa che non ci riuscirà». Nel frattempo, il presidente potrebbe già sostituire il premier Jean Castex con una donna: «Ha il desiderio di una presenza femminile a Matignon», ha confermato Clement Beaune, sottosegretario agli Affari Europei. E tra i nomi papabili, compreso quello della presidente della Banca centrale Europea, Christine Lagarde, emerge Elisabeth Borne, ministra del Lavoro.

Eppure la speranza dei rivali, a cominciare dal Rassemblement National di Marine Le Pen, che dalla chiusura delle urne e di nuovo ieri ha invitato i cittadini a mobilitarsi per eleggere quanti più «deputati patrioti» possibili a giugno, è di imporre la cohabitation. Macron ha vinto ma ha lasciato per strada 2 milioni di voti (ne aveva 20.743.128 milioni nel 2017, ne ha presi 18.779.641 al ballottaggio di domenica). Al contrario Le Pen ha perso la sfida presidenziale, ma ha guadagnato 2,6 milioni di voti, passata da 10.638.475 a 13.297.760. Poi c'è il dato macroscopico dell'astensionismo: il 28% dei francesi non è andato a votare, in tutto 13,6 milioni di elettori, il dato più alto dal 1969. E se agli astenuti si sommano le schede bianche (oltre 2 milioni) e le schede nulle (quasi 800mila elettori) sono oltre 16 milioni gli elettori che non si sono espressi ma potrebbero votare a giugno per un cambiamento. La somma di questi dati lascia aperta la porta a un colpo di scena, come vorrebbero non solo Le Pen ed Eric Zemmour, ma soprattutto Jean-Luc Mélenchon. Il leader della France Insoumise, che ha mancato per un soffio il ballottaggio, spera in una rivincita, un'unione delle sinistre che lo indichi come primo ministro.

È uno scenario che non pregustano solo le opposizioni, ma anche molti francesi, desiderosi di ridimensionare Macron. Secondo un sondaggio di Kantar Sofres-One Point per Le Figaro, Rtl e Lci, quasi metà dei francesi (il 49%) spera in una maggioranza non-macroniana all'Assemblée Nationale. Solo il 34% vorrebbe il partito di Macron primo in Aula. E il 69% si dice convinto che a giugno ci sarà un cambio di maggioranza. Tendenza confermata da un altro sondaggio (OpinionWay per Cnews), secondo cui salgono al 63% gli elettori che vorrebbero una coabitazione. Uno su 3, fra chi ha votato Macron al ballottaggio, spera che non ottenga la maggioranza parlamentare. E fra loro molti elettori di sinistra che hanno scelto il presidente pur di tenere Le Pen lontana dall'Eliseo. Così, fra estrema destra ed estrema sinistra, spera di spuntarla il «rosso» Mélenchon, che domani avvierà le trattative con i socialisti, ma crea già malumori, accusato di voler dettare legge. Le divisioni pesano e potrebbero non resistere alla prova di giugno. Il presidente del RN, Jordan Bardella, ha fatto sapere che Marine Le Pen si ricandiderà per la conferma del seggio nel Pas de Calais ma «non ci sarà alleanza con altri partiti», escludendo di unirsi a Zemmour. Anche stavolta Macron spera di cavarsela fra i due estremi.

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