Le parole di Emmanuel Macron arrivano in Italia da New Delhi, dove il presidente francese si trova per un vertice, come uno sgarbo immotivato, sorprendente e incomprensibile alla luce di quanto sta avvenendo in Francia dopo l'uccisione del giovane Quentin (nella foto) da parte dei gruppi antifascisti a Lione.
Rivolgendosi a Giorgia Meloni, che ieri aveva scritto un post sui suoi canali social in memoria di Quentin, Macron ha chiesto alla premier italiana di "non commentare" gli affari francesi affermando: "sono sempre sorpreso dall'osservare che le persone nazionaliste, che non vogliono essere disturbate in casa loro, siano sempre le prime a commentare cosa succede in casa altrui". Come se non bastasse ha poi aggiunto in modo sferzante "che ognuno resti a casa sua e le pecore saranno ben custodite".
Non si è fatta attendere la replica della premier che, in un'intervista a Sky Tg24, ha spiegato: "Mi dispiace che Macron la viva come un'ingerenza. Penso che l'ingerenza sia un'altra cosa. Penso che l'ingerenza sia, ad esempio, quando un leader viene eletto a capo del governo dai propri cittadini, sentire uno Stato straniero che dice vigileremo sull'applicazione dello Stato di diritto, quella è ingerenza - ha aggiunto riferendosi alle dichiarazioni dell'allora segretario di Stato per gli Affari europei Laurence Boone quando lei divenne premier -. Intervenire tra l'altro esprimendo solidarietà al popolo francese su una materia che chiaramente riguarda tutti quanti non è ingerenza. mi dispiace che Macron non l'abbia capito. Sono stupita".
In effetti, sarebbe bastato leggere il post della premier per comprenderlo: "L'uccisione del giovane Quentin Deranque in Francia è un fatto che sconvolge e addolora profondamente. La morte di un ragazzo poco più che ventenne, aggredito da gruppi riconducibili all'estremismo di sinistra e travolto da un clima di odio ideologico che attraversa diverse Nazioni, è una ferita per l'intera Europa. Nessuna idea politica, nessuna contrapposizione ideologica può giustificare la violenza o trasformare il confronto in aggressione fisica. Quando l'odio e la violenza prendono il posto del dialogo, a perdere è sempre la democrazia".
Poi, il graffio di ieri: "Non vogliamo tornare ai tempi delle Br, la Francia a loro dava asilo...". Nonostante ciò Macron ha preferito attaccare la Meloni mettendo alla luce tutte le contraddizioni di un leader che si definisce europeista e poi, quando un altro leader europeo ricorda un cittadino ucciso del suo paese, invece di unirsi nella condanna all'odio politico, sceglie lo scontro.
Eppure le sue parole non sono piaciute nemmeno a tanti francesi. Secondo Marion Marechal "è evidente che Emmanuel Macron non possiede la cultura politica di base per comprendere che per l'Italia, la questione della violenza politica e l'assassinio di un giovane di destra da parte dell'estrema sinistra hanno una risonanza particolare"; mentre il leader dei repubblicani Bruno Retailleau ha affermato: "Grazie Meloni, parole giuste".
In linea con la premier ieri è intervenuto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha affermato: "Dall'Italia nessuna interferenza, basta estremismi" ricordando l'uccisione di Quentin.
Intanto ieri pomeriggio il procuratore di Lione Thierry Dran ha svolto una conferenza stampa annunciando che delle undici persone arrestate tra martedì e mercoledì, i tre uomini e una donna accusati di "ospitare criminali" sono stati rilasciati mentre "le altre sette persone sono attualmente in fase di presentazione alla Procura" che ha richiesto siano incriminate per omicidio volontario e poste in custodia cautelare.
E i senatori di Fratelli d'Italia Andrea De Priamo, Cinzia Pellegrino e Marco Scurria hanno presentato un'interrogazione al Ministro dell'Interno per chiedere conto della
presenza del fondatore della Giovane Guardia Antifascista Raphael Arnault a Roma nei giorni degli scontri per la cerimonia di Acca Larentia e della targa concessa dal presidente dell'VIII municipio di Avs Amedeo Ciaccheri.