"Mai più un '68 a Bologna. Difenderemo i veri studenti"

Il professore guida da due anni l'ateneo nel mirino dei centri sociali. Ieri nuovi scontri e cariche in piazza

"Mai più un '68 a Bologna. Difenderemo i veri studenti"

Il blitz dell'altroieri da parte della polizia era ormai inevitabile. Bisogna infatti ripristinare la legalità nella biblioteca di Lettere: un luogo di cultura che una minoranza di «autonomi» (riuniti nei collettivi Cus e Lubàs) pretendeva di tenere ostaggio del degrado. Sono gli stessi giovani che ieri hanno continuano a scontrasi con la polizia dopo che giovedì sera le forze dell'ordine avevano liberato l'edificio di via Zamboni 36. Il giorno prima i più violenti avevano divelto i tornelli di accesso fatti installare dall'università. Nel corso dell'irruzione in biblioteca è volata qualche manganellata. Poi, dopo lo sgombero, gli scontri sono proseguiti in piazza Verdi in un clima che ha ricordato (ma, fortunatamente, molto alla lontana) le barricate sessantottine. Ieri il telefono del rettore, Francesco Ubertini, fuori Bologna per un impegno accademico, è stato bollente. Tutti a chiedergli se fosse «pentito» o «dispiaciuto». Nessuna intervista ufficiale, ma dal suo entourage filtra una posizione netta: «Il rettore è dispiaciuto, ma non pentito. Abbiamo dovuto chiedere l'intervento della polizia per tutelare gli studenti da una minoranza violenta che impediva loro di usufruire della biblioteca in maniera corretta». Ieri, in ateneo, anche una conferenza stampa con il prorettore Mirko Degli Esposti che ha risposto al fuoco di fila dei giornalisti. Una posizione comune concordata col rettore che ribadisce i concetti espressi nei giorni scorsi in un'altra conferenza stampa.

C'è chi sente aria di '68. Bologna deve preoccuparsi?

«No. All'Università non c'è nessun clima di violenza, ma esattamente l'opposto. Grande collaborazione tra rettorato, corpo docente e studenti».

Gli studenti sono infatti stati i primi a condannare i soprusi che avvenivano nella biblioteca di Lettere.

«Infatti si è deciso di far intervenire le forze dell'ordine proprio per tutelare gli studenti ai quali era stato sottratto un luogo di studio».

Ma vedere gli scontri tra giovani e polizia non è mai una bella scena.

«È vero. In questi casi è una sconfitta per tutti. Ma noi avevano fatto ogni sforzo per dialogare. Come risposta abbiamo trovato i tornelli d'ingresso divelti e una porta sradicata».

A questo punto avere chiamato la polizia.

«Non potevamo lasciare un patrimonio come quello della biblioteca in mano a queste persone».

La struttura ha subìto danni?

«È devastata: per ora resta chiusa e non so dire quando riaprirà. Valuteremo con calma».

Quando riaprirà?

«Lo faremo a tempo debito e nelle modalità giuste. Nell'interesse degli studenti. Quelli veri, che voglio studiare. E di cui l'Università di Bologna è orgogliosa».

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