Non ci sono stati danni e nessuno si è fatto male. Ma resta l'amarezza per le fiamme che ieri mattina intorno alle sei sono divampate all'interno del memoriale per le vittime della tragedia di Crans Montana.
Decine di candele, foto e bigliettini popolavano il piccolo gazebo allestito a poche centinaia di metri dal Constellation. È intervenuta la polizia scientifica, e secondo i primi rilievi l'innesco sarebbe stato accidentale, provocato da alcune candele. Non ci sono segni di dolo. La conferma arriva in un comunicato della polizia del vallese: "L'incendio è divampato vicino alle candele poste su un tavolo al centro del monumento. Al momento si esclude l'ipotesi di un incendio doloso. Diversi oggetti commemorativi sono stati danneggiati dalle fiamme". Il memoriale era stato spostato un paio di settimane fa, tra le polemiche, più lontano rispetto a dove era stato inizialmente allestito, di fronte al Constellation. Gli oggetti che non sono stati bruciati, tra cui alcuni fiori, peluche e il libro con i messaggi delle condoglianze, sono stati riposti in un gazebo accanto.
Proseguono oggi gli interrogatori della Procura di Sion, che tra le critiche continua a portare avanti l'indagine per omicidio, incendio e lesioni per negligenza a carico dei coniugi Moretti, titolari del locale, e che ha iscritto sul registro degli indagati anche due funzionari del comune di Crans Montana. Stamattina verrà sentito Ken Jacquemoud, ex responsabile della sicurezza pubblica del municipio, che nel 2018 e nel 2019 aveva partecipato ai controlli al Constellation senza però rilevare nulla di anomalo. I magistrati vogliono capire anche perché non siano state più effettuate ispezioni dal 2020 in poi, visto che per legge i controlli dovevano essere annuali. L'altro funzionario indagato, Christophe Balet, che ricopre attualmente l'incarico di addetto alla sicurezza, è stato interrogato venerdì e solo in quella sede gli è stato sequestrato il cellulare, un mese e cinque giorni dopo il rogo. Ha parlato ai pm di problemi legati all'aggiornamento del software che avrebbero causato ritardi nell'inserimento dei file sulle ispezioni, e della mancanza di personale sufficiente. Ha detto di non avere il brevetto antincendio perché non aveva superato l'esame del corso di formazione, ma di avere comunque le certificazioni obbligatorie per ricoprire l'incarico, cioè quelle in materia di sicurezza e salute. Il 16 febbraio sarà ascoltato anche il capo dei vigili del fuoco, David Vocat, non da indagato, ma da persona informata sui fatti. I pm vogliono interrogare di nuovo anche i coniugi Moretti, convocati per l'11 e il 12 febbraio.
Entrambi hanno assistito in prima persona alle audizioni delle altre persone sentite, come consente la legge svizzera. Pochi giorni fa Jessica Moretti ha ribadito di non essere fuggita con la cassa ("sono solo bugie") e che il marito Jacques pensa "continuamente alle vittime" e alle loro famiglie.