In manette e in gabbia Zaki va alla sbarra: "Detenuto illegalmente!

Dopo 19 mesi di carcere, l'udienza rinviata al 28. Prosegue il pressing diplomatico

In manette e in gabbia Zaki va alla sbarra: "Detenuto illegalmente!

Patrick Zaki va alla sbarra per la prima volta. Ammanettato e chiuso in una gabbia, lo studente egiziano dell'università di Bologna, che è un'attivista politico impegnato nella difesa dei diritti umani in Egitto, è rimasto nell'aula del tribunale di Mansura poco più di cinque minuti. È stata infatti un'udienza lampo, la prima dopo aver trascorso in carcere un anno e sette mesi. Il processo è stato aggiornato al 28 settembre e Zaki continuerà a essere detenuto. Ma lo studente, con barba, occhiali, codino e vestito di bianco, si è rivolto ai giudici lamentando di essere stato imprigionato oltre il periodo legalmente ammesso per i reati minori di cui è accusato. Il suo avvocato difensore, Hoda Nasrallah, ha infatti fatto istanza per il suo rilascio oltre a richiedere l'accesso al suo dossier per avere la conferma che le accuse di istigazione al terrorismo siano decadute, come sembra dal tipo di Corte chiamata a giudicare il caso (tribunale d'emergenza per la sicurezza dello Stato di Mansura). Infatti, è la Corte numero 2 per i reati minori. Una notizia positiva, se non altro perché Zaki inizialmente era accusato di incitamento al rovesciamento del regime e crimine terroristico. Reati che in Egitto prevedono fino 25 anni di carcere. Resta il fatto che, seppure meno gravi, i reati che gli vengono contestati potrebbero portargli anche una condanna a cinque anni, costringendolo a restare in prigione ancora tre anni e mezzo.

I giudici comunque non hanno accolto la richiesta della difesa e nell'aggiornare l'udienza hanno rimandato in carcere l'imputato. Ora tutti attendono l'udienza del 28 settembre, sperando che le pressioni diplomatiche e l'impegno delle organizzazioni umanitarie possano rivedere libero Zaki. Quella che emetteranno i giudici, però, sarà una sentenza che non prevede il diritto di appello perché è la norma in quel tipo di tribunale.

Ma di che cosa è responsabile Zaki? Di aver scritto un articolo in cui raccontava i fatti della sua vita di cristiano copto in Egitto. I copti sono una minoranza religiosa tutt'altro che tutelata dal governo dal Cairo. Le Ong egiziane che si stanno battendo per la sua scarcerazione affermano infatti che le accuse contro di lui confermano che vogliono privarlo della sua libertà solo per impedirgli «il suo legittimo esercizio della libertà d'espressione per difendere i suoi diritti e quelli di tutti gli egiziani, in particolare i copti, all'uguaglianza e alla piena cittadinanza».

La detenzione preventiva in Egitto può durare fino a 24 mesi e così, di proroga in proroga, Zaki ha già trascorso 19 mesi in prigione. «Purtroppo era previsto che con la fine della detenzione preventiva sarebbe stata presa una delle tante prove segrete, mai messe a disposizione della difesa, per mandarlo a processo», ha spiegato il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury.

Nel frattempo, il mondo politico italiano si è di nuovo mobilitato chiedendo l'intervento urgente del governo Draghi. «La vicenda è veramente sorprendente, per dire surreale ha detto Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna . Speriamo che le cose possano trovare una loro composizione al più presto e mi auguro che tutte le istituzioni possano lavorare in tal senso. In chi come noi ha aggiunto che si batte per la sua liberazione, per il suo ritorno a poter studiare qui a Bologna, c'è preoccupazione».

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