Con la manovra accalappia-ricchi il Pd archivia la tassa di successione

I dem propongono uno «sconto fiscale» per i paperoni stranieri

Con la manovra accalappia-ricchi il Pd archivia la tassa di successione

Roma Il Partito democratico cambia idea sulla tassa di successione. Difesa e reintrodotta dai governi democratici, dopo che Silvio Berlusconi l'aveva abolita. Ogni tanto c'è qualcuno, sempre a sinistra, che la ripropone come possibile copertura. Ma a quanto pare oggi i deputati Pd la vogliono utilizzare come calamita per attirare ricchi stranieri in Italia. Un emendamento presentato dal Pd e segnalato dal gruppo come «rilevante» mira a rafforzare le norme «acchiapparicchi» contenuti nella legge di Bilancio.

Nel testo così come è oggi, si prevede che gli stranieri che decidono di spostare la residenza in Italia per almeno nove anni, possano pagare una imposta sostitutiva fissa di 100 mila euro, qualsiasi sia il loro livello di reddito. Si tratta chiaramente di una possibilità vantaggiosa solo per chi ha redditi consistenti.

L'emendamento, del quale ieri ha scritto il Corriere della Sera, punta a fare spostare in Italia anche i patrimoni. L'idea è semplice: dare la possibilità a chi si trasferisce di applicare la tassazione italiana sull'eredità, anche se il patrimonio è ancora all'estero. Sono interessati beni immobiliari o patrimoni finanziari.

Il vantaggio consiste nel fatto che l'imposta di successione in Italia è più bassa che altrove. Fino a un milione di euro non si paga, oltre il 4% per i parenti in linea diretta, 6% per fratelli e sorelle, 8%/10% per tutti gli altri. All'estero le aliquote sono meno vantaggiose.

In sostanza il Partito democratico vuole sfruttare uno dei rarissimi vantaggi fiscali dell'Italia, forse l'unico, nonostante la sinistra abbia sempre cercato di smantellarlo, attingendo ai patrimoni familiari per finanziare la spesa. Vale la pena ricordare che la legge sulle successioni fu attenuata negli anni Novanta, fino a quando Silvio Berlusconi non la abolì quasi completamente nel 2001. Nel 2006 il governo Prodi due, pressato dalla sinistra della sua maggioranza (c'erano ancora Rifondazione comunista e il Partito dei Comunisti italiani) e anche dai Ds, partito dal quale è poi nato il Pd, la reintrodusse per i redditi sopra il milione.

Regolarmente a ogni sessione di bilancio, rispunta l'idea di inasprire la tassa di successione. L'ultima volta con il governo Renzi, nel 2015. Nei cassetti della Ragioneria generale dello Stato il piano è pronto da tempo. L'idea è quella di abbassare la franchigia sotto il milione di euro, si è parlato di 200-300 mila euro, e di alzare le aliquote. Quella minima dal 4% al 6% e quella massima fino al 10%. La successione non manca mai tra le ipotesi di copertura.

Con questi umori è difficile che qualche «superricco» decida di affidare le ricchezze proprie e degli eredi all'Italia. La strada che deve percorrere l'Italia per competere sulle tasse con gli altri Paesi, anche europei, è ancora lunga.

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