Sigarette, già partita la stretta: dal governo arrivano altre tasse

Dal 2021 parte la stretta sulle sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. Ma è polemica sull'emendamento che alza le tasse sui prodotti da fumo alternativi. E nella manovra non si parla delle sigarette tradizionali nonostante i fumatori siano più a rischio anche per il Covid

Sigarette, già partita la stretta: dal governo arrivano altre tasse

Fa discutere la stretta sul tabacco riscaldato e sullo "svapo" introdotta nella manovra 2021. Il leader della Lega, Matteo Salvini, ha parlato di "tasse assurde", mentre, dal lato opposto, chi avrebbe voluto da subito un aumento più sostanzioso delle accise sui prodotti da fumo più innovativi, ora grida allo scandalo.

Ma andiamo con ordine. Nei giorni scorsi la commissione Bilancio alla Camera ha approvato due emendamenti riformulati che prevedono un aumento delle accise sui prodotti a tabacco riscaldato che saliranno al 30 per cento nel 2021, al 35 per cento nel 2022 e al 40 per cento nel 2023, e sulle sigarette elettroniche con un rialzo del 15 per cento delle aliquote sui liquidi da inalazione nel 2021, del 20 per cento nel 2022 e del 25 per cento nel 2023 se contengono nicotina, del 10, 15 e 20 per cento se non la contengono.

"Si tratta di una soluzione di compromesso – spiega al Giornale.it il deputato di Italia Viva e presidente della commissione Finanze, Luigi Marattin – ed è stata una decisione non semplice, se da un lato è necessario ragionare sul fatto che una tassazione differente su questi prodotti sia ancora o meno giustificata dall’effettivo impatto che hanno sulla salute, dall’altro c’è anche la necessità di proteggere chi ha fatto investimenti importanti in Italia in questi anni, come Philip Morris". "Questo è il ragionamento che è stato fatto e non a caso – continua il parlamentare renziano – l’emendamento approvato introduce un aumento graduale della tassazione".

La soluzione raggiunta però non convince i pasdaran della lotta al tabacco riscaldato. Tra i delusi ci sono il Dem Tommaso Nannicini, la senatrice dell’Udc Paola Binetti, la deputata di Leu Rossella Muroni, e l’ex ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, che parlano di un aumento "timido" e del mantenimento del "privilegio fiscale da parte" di questi prodotti che, sottolineano, fanno male tanto quanto le sigarette. Eppure, a proposito di salute, le classiche bionde, nella manovra, non sono state neppure considerate.

"Le tasse sulle sigarette sono già alte", ci spiega Marattin. Per questo si è deciso di agire sui prodotti alternativi, che godrebbero di uno sconto fiscale troppo elevato. In realtà, se si guarda alla media europea, il tabacco riscaldato è tassato al 28 per cento proprio perché costituisce un’alternativa più o meno valida alle classiche bionde. Una cifra che è in linea con l’attuale tassazione italiana. Nel 2023, però, questi prodotti costeranno inevitabilmente di più nel nostro Paese, con una tassazione del 40 per cento a fronte della media Ue del 28.

L’aliquota delle sigarette, che è al 59,8, al di sotto della media europea del 62,3, invece resterà invariata. Un paradosso per alcuni, non aumentare anche l’aliquota sulle bionde tradizionali, nel bel mezzo di una pandemia che vede, come mette nero su bianco il ministero della Salute, i fumatori più esposti di altri. "Scrivono sui pacchetti di sigarette ‘Il fumo uccide’ e stanno per approvare una legge (col voto contrario della Lega) che aumenta le tasse sulle sigarette elettroniche, sul tabacco riscaldato e sullo Svapo. Che senso ha?", si domanda Matteo Salvini.

Abbiamo chiesto a Lorenzo Fioramonti -fra i promotori della proposta di istituzione di un fondo per l’assistenza domiciliare ai malati cronici con i fondi ricavati dall’abbassamento dello sconto fiscale sul tabacco riscaldato - perché la battaglia in questi mesi non si sia concentrata anche sulle sigarette tradizionali. Questione di "opportunità politica", sintetizza il parlamentare del gruppo misto. "È chiaro che il polverone sollevato dalle inchieste sui presunti finanziamenti di Philip Morris alla Casaleggio Associati abbiano portato una parte del M5S a dire ‘facciamo qualcosa’", ragiona l’ex ministro del governo Conte I.

Si spiegherebbe così, forse, anche il fatto che il parere dell’autorità competente in materia, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - che lo scorso due dicembre con una relazione presentata in commissione Finanze alla Camera aveva suggerito un aumento più contenuto della tassazione sul tabacco riscaldato e sulle sigarette elettroniche - non sia stato preso in considerazione. "Quando il direttore generale Marcello Minenna andò in audizione in commissione Finanze, fu trattato anche questo argomento", conferma Fioramonti. "Forse – commenta subito dopo – l’aumento proposto dall’Adm sembrava ridicolo, magari volevano evitare di essere tacciati…".

Tacciati di cosa? "Forse serviva una via di mezzo più accettabile politicamente", si corregge l’ex ministro. "Nel 2018 – rivendica Fioramonti – proposi una serie di tasse di scopo tra cui l’aumento dell’aliquota sul tabacco riscaldato e sulle sigarette tradizionali: ma i due partiti di maggioranza, Lega e M5S, mi risposero che alzare le tasse sulle sigarette classiche, già tartassate, era impopolare".

"Il governo oggi avrebbe potuto fare una cosa molto bella, cioè alzare le tasse agli uni e agli altri – conclude Fioramonti – ma sono degli improvvisati, non hanno una visione a lungo termine e quindi non lo hanno fatto". "Sicuramente l’inchiesta su Philip Morris è stata determinante nella presentazione di un emendamento come quello che è stato proposto dai Cinque Stelle", va avanti. "Se un domani qualcuno farà casino sulle sigarette – annota - allora si ricorderanno di aumentare pure quelle".