Manovra, non c'è l'intesa. Cinque Stelle e Lega rinviano gli emendamenti

I due partiti di maggioranza prendono tempo. Si discute su quali riforme mettere in naftalina

Manovra, non c'è l'intesa. Cinque Stelle e Lega rinviano gli emendamenti

Roma. La legge di Bilancio è ancora tutta da scrivere. La protesta delle opposizioni è fondata perché anche ieri il governo ha rinviato alla notte la presentazione del proprio pacchetto di emendamenti e il tempo sta cominciando a stringere perché la manovra dovrà essere varata entro la fine dell'anno. La trattativa con Bruxelles per evitare la procedura d'infrazione e le resistenze pentastellate a una riduzione delle risorse per il reddito di cittadinanza di certo non aiutano a snellire la procedura. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non ha smentito la convocazione dell'ennesimo vertice con Di Maio e Salvini per fare il punto domani.

Politicamente c'è da registrare l'irritazione silenziosa della Lega. Il carroccio, effettivamente, avrebbe fatto un passo indietro su quota 100 poiché tra penalizzazioni per l'uscita anticipata e divieto di cumulo tra reddito da pensione e da lavoro dipendente la platea sarà sicuramente inferiore alle 400mila persone inizialmente stimate. Se si aggiunge che, se tutto va bene, la controriforma partirà a marzo, quasi sicuramente occorreranno meno dei 6,7 miliardi stanziati in legge di Bilancio per questa voce di spesa. Analoghi sacrifici, invece, il Movimento non sembra disposto a compierli e questo sta imbarazzando non poco i leghisti. Tant'è vero che venerdì scorso è stato accantonato in commissione l'emendamento che, unificando Imu e Tasi, avrebbe consentito ai Comuni di aumentare il prelievo sugli immobili. Il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, ha espresso la propria soddisfazione per il successo dell'azione di contrasto, ma è evidente che il Carroccio comincia a sentire la pressione della propria base elettorale che non gradisce l'aumento della pressione fiscale.

Ma che cosa sta combinando la commissione Bilancio in questi giorni? Non molto. Tra le iniziative lodevoli la destinazione dei risparmi di spesa della Camera per 85 milioni alla ricostruzione post-sismica. Anche l'emendamento per l'applicazione dell'Iva agevolata al 5% agli assorbenti femminili (incluse le coppette «ecologiche») è in fase di valutazione così come il taglio delle accise sulla birra artigianale proposto dalla Lega. Nel frattempo, il governo ha trovato un'intesa con le Regioni per rinviare al 2020 l'integrazione di 2 miliardi del Fondo sanitario nazionale: l'anno prossimo, però, ci saranno 2 miliardi per gli investimenti nell'edilizia sanitaria. La Ragioneria sta tenendo in stand by, invece, gli interventi sulla scuola e anche quelli sulla famiglia come il congedo parentale. Si va inoltre verso un dimezzamento dei contributi a Radio Radicale a 5 milioni, una proroga per il 2019 della detraibilità del 40% delle spese sostenute dalle imprese per i corsi di formazione e il rinnovo del bonus da 500 euro per i 18enni. Se gli emendamenti non arriveranno in commissione, potrebbe slittare ulteriormente l'arrivo della manovra in Aula, ora atteso mercoledì.

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