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Libia, Turchia e Balcani: ecco le rotte prese d'assalto da migliaia di disperati

Le principali rotte prese d'assalto da migliaia di disperati: in esclusiva le mappe tracciate dai nostri 007

Libia, Turchia e Balcani: ecco le rotte prese d'assalto da migliaia di disperati

Le rotte della valanga di clandestini, che si sta riversando in Italia sono tre: la più importante parte dalla Libia, un'altra via mare dalla Turchia e la direttrice terrestre attraverso i Balcani. Il Giornale è in possesso della mappe del traffico di uomini preparate dall'intelligence. Solo un mese fa il responsabile dell'agenzia europea Frontex, Fabrice Leggeri, aveva lanciato l'allarme: «In Libia ci sono dai 500mila al milione di migranti pronti a partire».

La mappa dello scenario africano indica con delle frecce rosse i paesi di partenza dei clandestini: Burkina Faso, Benin, Nigeria, Repubblica Centroafricana, Somalia, Etiopia, Eritrea, Sudan. Tutti diretti in Libia attraverso la porosa frontiera sudanese o quella del Niger. Alcuni punti di transito e parte dei percorsi nel deserto sono controllati da gruppi di terroristi islamici, che garantiscono la sicurezza ai trafficanti incassando un pizzo del 10%. A Zwuara, il porto della Libia occidentale da dove parte la maggioranza dei disperati verso l'Italia, ogni barcone genera un giro medio d'affari di 150mila euro.

Le rotte degli immigrati

La mappa del traffico indica con dei cerchietti verdi «i centri di accoglienza e detenzione» dei migranti in Libia, in attesa di venir smistati per l'imbarco. A Tripoli utilizzano anche la famigerata prigione del colonnello Gheddafi, Abu Saleem ed un centro di vicino all'aeroporto. Il campo più grande con una capienza ufficiale di 3mila persone, ma sempre sovraffollato, è quello di Gharyan, nella parte nord occidentale del paese. Il controllo è affidato alla milizia della 9° brigata formalmente sotto il comando del ministero della Difesa di Tripoli.

Le rotte degli immigrati

Il centro di Birak è sprofondato nel deserto del Sahara, come quello di Sabha nella Libia meridionale, una parte del paese in mano a milizie, trafficanti e terroristi. Le partenze avvengono anche dalla costa nord orientale. A Garabuli è attivo un altro centro per i migranti poco distante dalla città-stato di Misurata. Anche nella zona di Bengasi, in Cirenaica, dove sventolano le bandiere nere del Califfo, esistono campi di detenzione e smistamento dei clandestini.

Nell'Ovest vengono segnalati i centri di Al-Zawiyah, Zliten e Surman, a metà strada fra Tripoli e Sabrata, che sarebbe controllato direttamente dai miliziani filo Califfato di Ansar al Sharia.

Le rotte degli immigrati

Lo «scenario migratorio Mediterraneo» indica le rotte soprattutto dei siriani, che partono dalle coste vicino alla città turca di Mersin. Barconi e piccole navi si dirigono in Egitto, dove fanno scalo fra Il Cairo ed Alessandria per ripartire verso Sicilia e Calabria. Nel 2014 sono arrivati in Italia oltre 170mila migranti, in gran parte via mare, in fuga non solo dalle guerre, ma per motivi economici. Frontex ha definito l'ondata sulle nostre coste «come il flusso più alto, in un singolo paese, nella storia dell'Unione europea». Da gennaio a marzo sono sbarcati in Italia 7882 migranti, il 43% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Solo nelle ultime 48 ore abbiamo recuperato in mare altre 2851 persone. Si tratta delle prime avvisaglie di cosa ci aspetta con il periodo estivo preferito dagli scafisti per le buone condizioni del mare.

L'ultima grande rotta è «la direttrice terrestre dalla Siria verso i paesi europei» attraverso Turchia, Bulgaria, Romania ed Ungheria. Dallo scorso anno i bulgari hanno cominciato ad erigere un «muro» di 140 chilometri sulla frontiera turca per arginare gli ingressi illegali. I clandestini intercettati si sono già ridotti ad un terzo rispetto al 2013. Se il «muro» funziona i trafficanti di uomini lo evitano battendo le vecchie rotte balcaniche via Macedonia, Kosovo, Serbia e la frontiera colabrodo di Subotica con l'Ungheria. Una volta nell'Unione europea i clandestini si dirigono verso il blocco tedesco, i paesi del nord Europa e pure l'Italia.

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