Marche, così il Pd si rimangia i tagli

Nelle Marche sparisce il limite di un assessore esterno: saranno fino a sei. Il Pd "gabba" Spacca coi voti di Ncd

Marche, così il Pd si rimangia i tagli

Altro che spending review, altro che tagli alla casta. Le promesse del governatore delle Marche Gian Mario Spacca rischiano di rimanere tali. E, va detto, non per colpa sua. Ma a causa del suo stesso partito, il Pd, che martedì scorso ha fatto un mirabolante dietrofront sulla riduzione dei costi della politica grazie alla solita stampella del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano. Ma andiamo con ordine.

Nel 2012, come ricorda Giovanni Bucchi su ItaliaOggi, il lettiano Spacca ha fatto approvare al Consiglio regionale un'imponente riduzione dei costi della politica. Riscrivendo lo statuto della Regione Marche la riforma riduceva, a partire dalla prossima legislatura, i consiglieri da 42 a trenta e gli assessori da dieci a sei "con la previsione di uno solo esterno". Anche sulle indennità e sulle spesi dei gruppi e di funzionamento dell'Aula erano state poste buone basi di taglio. Poi, però, qualcosa si è rotto. E la riforma non è andata a buon fine. Colpa dell'emendamento avanzato dal piddino Paolo Pederzoli e approvato dai democrat con l'aiuto di Udc e alfaniani.

L'emendamento approvato concede al presidente della Regione Marche la possibilità di "nominare fino a sei assessori esterni all'Aula". In questo modo il governatore potrà rinunciare ai consiglieri e pescare anche tra i non eletti. Una modifica che costerà almeno 750mila euro e che porta la firma anche del Nuovo centrodestra. Non è certo la prima volta che gli uomini di Alfano corrono in soccorso al Pd. E non sarà nemmeno l'ultima volta.

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