Leggi il settimanale

Il massacro della Generazione Z e una rivoluzione oltre l'idea di coraggio

Quante volte si può morire? Quello che sta accadendo in Iran, da troppi anni, va oltre l'idea di coraggio

Il massacro della Generazione Z e una rivoluzione oltre l'idea di coraggio
00:00 00:00

Kermanshah è un'illusione. È la bellezza che incontra il deserto, con la moschea dalle cupole turchesi che sbatte contro la periferia dei palazzoni grigi. Qui i curdi sognano da sempre la libertà e per atroce paradosso nel 1979 si sono fidati di Khomeyni e della sua rivoluzione. Adesso la città sull'altipiano è il teatro di una mattanza. Amir Ali Haydari ha solo diciassette anni e li avrà per sempre. Non c'è più da giovedì notte. È sceso in piazza con i suoi compagni di scuola e i pasdaran hanno mirato al cuore. Ne hanno ammazzati a centinaia. Amir non è morto subito, salvato da un tiro non abbastanza preciso. Allora è stato tirato su di forza, girato di spalle e lo hanno colpito alla testa con il calcio della pistola fino a spappolargli il cervello. Non è rimasto nulla del suo volto da ragazzino. All'obitorio rilasciano un certificato di morte che parla di una caduta accidentale. Anche la menzogna, in Iran, è amministrativa. Restano pochi nomi e qualche fotografia, come quella di Rubina Aminian: ventitré anni, studia moda a Teheran, allo Shariati College. La notte dell'8 gennaio esce dall'università e si unisce ai manifestanti. Non è un gesto eroico, è un gesto normale. Succede così, quando sei giovane e l'aria diventa irrespirabile. Rubina non torna. Un colpo sparato alle spalle, a distanza ravvicinata. Il proiettile le attraversa la testa. Non un errore, non un incidente. Un'esecuzione. Rubina era curda, veniva da Marivan. Dicono che dietro l'università ci sono i corpi di centinaia di studenti, tutti colpiti alla testa o al collo, sempre da vicino. Stanno ammazzando i più giovani per frenare la speranza di una rivoluzione. L'Iran è un paese giovane, più del 60 per cento della popolazione ha meno di 35 anni. È la culla della Generazione Z e la stanno massacrando. Sono quelli che non hanno memoria della Rivoluzione del 1979, che non ha vissuto la guerra con l'Iraq, che non deve nulla al mito fondativo del regime. Per loro il potere è un estraneo, nonni senza pietà che vivono in un tempo perduto.

Quante volte si può morire? Quello che sta accadendo in Iran, da troppi anni, va oltre l'idea di coraggio. Non si è mai vista una cosa del genere. Sembra di osservare agnelli che vanno al macello. Qualcosa del genere è avvenuto a piazza Tienanmen nel 1989 a Pechino, con l'uomo solo e disarmato che si parò davanti a una colonna di carri armati. Il massacro ci fu anche allora e spense qualsiasi voglia di riprovarci. In Iran non hanno mai smesso di sperare e ogni volta sono andati incontro alla morte, come in una roulette russa di popolo. La prima volta nel 1981, due anni dopo la rivoluzione degli ayatollah, quando i mujahidin si accorgono di aver scommesso sul futuro sbagliato. Nel 1999 arriva la morte silenziosa contro intellettuali, scrittori, studenti e dissidenti. Tutti colpiti al buio, nelle case, da uno Stato clandestino. Gli iraniani tornano in piazza nel 2009 per chiedere un po' di modernità, poi nel 2017 sempre per il caro vita, fino al "novembre di sangue" del 2019. Nel 2022 si alzano le donne sotto il segno di Masha Amini. È la rivoluzione contro il velo e viene soffocata nel sangue con le condanne a morte per "inimicizia verso Dio". Una teocrazia sa sempre come togliere a chi viene ammazzato perfino la dignità del martirio.

Questi ragazzi non scendono in piazza per cambiare una legge, ma perché la vita, così com'è, è già

una forma di condanna. Chissà se stavolta i morti vinceranno. Il regime può riempire le carceri, gli obitori, le fosse lungo le strade, ma non può convincere una generazione intera a sopravvivere così. Qualcuno li aiuti.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica