Mattarella blinda la ripartenza e anche il governo. "La vaccinazione è un dovere civico"

Ma poi, al dunque, si chiede Sergio Mattarella, che cos'è la libertà? Non è certo quella di andare in piazza e gridare che il green pass è una lista di proscrizione nazista

Mattarella blinda la ripartenza e anche il governo. "La vaccinazione è un dovere civico"

Ma poi, al dunque, si chiede Sergio Mattarella, che cos'è la libertà? Non è certo quella di andare in piazza e gridare che il green pass è una lista di proscrizione nazista. Sciocchezze. «Chi oggi limita la nostra libertà è il virus, non gli strumenti e le regole per sconfiggerlo». E neanche «portare un alto pericolo di contagio in ambienti comuni e spazi condivisi». E nemmeno la scelta no-vax è una vera forma di libertà. «Il vaccino non ci rende invulnerabili, ma riduce fortemente la possibilità di contrarre la malattia, la sua circolazione e la pericolosità. Perciò vaccinarsi è un dovere morale e civico». Gli scalmanati negazionisti riflettano e pure chi spera di pescare consensi in quel magma ci pensi su. Piuttosto, i partiti si diano da fare perché c'è un Paese da rilanciare e «interventi da completare». Va bene discutere e negoziare. Però adesso servono «decisioni». Silvio Berlusconi gli da ragione: «Sui vaccini occorrono senso di responsabilità, unità nazionale e nessuna strumentalizzazione, altrimenti si rischia di spegnere la luce che si vede in fondo al tunnel».

Le riforme, dunque, con quella Cartabia in prima fila. Il capo dello Stato non pronuncia la parola giustizia, tuttavia l'allusione è comunque evidente. «Stanno arrivando le prime risorse europee del Next Generation, gli impegni presi vanno rispettati, i provvedimenti devono diventare realtà. Non possiamo fallire. Quando si predispongono interventi di così ampia portata, destinati a incidere in profondità e con effetti duraturi, occorre capacità di ascolto e mediazione». Ma poi,ragazzi, si sceglie, si prendono «decisioni chiare ed efficaci». Vale per la giustizia ma anche per la pubblica amministrazione, il lavoro, l'industria, cioè per tutti i cantieri aperti da Mario Draghi per ottenere i 240 miliardi della Ue e modernizzare l'Italia.

E vale pure per le scuola. Il governo vuole farla ripartire in presenza perché considera la formazione cruciale per il futuro dei giovani e del Paese. Professori, bidelli e genitori però fanno resistenza: una quota del 15 per cento non si vuole immunizzare. Andiamo verso l'obbligo? Mattarella chiede responsabilità e un pizzico di buona volontà. «Occorre tornare a una vita scolastica ordinata e colmare le lacune che si sono formate. Il regolare svolgimento del prossimo anno deve essere una priorità assoluta. Gli insegnanti, le famiglie, tutti devono sentire questo dovere e comportarsi di conseguenza». Serve una dose massiccia di «senso civico e di appartenenza a una comunità». Basta corporativismi e rendite di posizione.

Così Mattarella, che a pochi giorni dall'inizio del semestre bianco parla nei giardini del Palazzo dei Papi incontrando la stampa parlamentare e i quirinalisti per lo scambio di auguri estivi e la cerimonia del Ventaglio, e non sembra proprio il discorso di chi sta smobilitando, di chi sta perdendo potere. Parla Mattarella e in un certo senso è come se parlasse Draghi, perché SuperMario è la briscola, l'asso giocato dal capo dello Stato nel momento più difficile. E anche adesso che «ci incamminiamo sulla via dell'uscita dalla crisi», l'appoggio a Palazzo Chigi è totale, a partire proprio dal «vaccino dovere morale». Perché, come ha detto il premier, il pericolo non è passato, la variante inglese imperversa e dobbiamo contenerla. Perciò, insiste il presidente, rispettare le regole è segno di maturità e, appunto, anche di libertà, se vogliamo «evitare una nuova paralisi della vita sociale» e altre chiusure con «conseguenze pesanti per famiglie e imprese».

Da qui l'invito alla politica a fare squadra, seguendo una volta tanto «l'interesse nazionale» e non i piccoli vantaggi di parte. «Abbiamo vissuto un anno difficile, mesi drammatici, ora lentamente abbiamo individuato due filoni per uscirne». Gli investimenti pubblici e i vaccini, che «indispensabili strumenti per assicurare sicurezza e serenità». Ora cerchiamo di non tornare indietro. «Nessuna società e in grado di sopportare un numero di contagi molto elevato, anche con meno letalità. Senza attenzione rischiamo nuovi sacrifici».

E senza collaborazione rischiamo di buttare nel cestino 240 miliardi. Finora, conclude il capo dello Stato, i partiti si sono comportati abbastanza bene. «Bisogna dare atto a maggioranza e opposizione di aver compreso la gravità della situazione». Ora però sulle riforme serve «responsabilità repubblicana». Ce la faranno i nostri eroi a non sciupare tutto? Mattarella, almeno per altri sei mesi vigilerà e si farà sentire. Altro che anatra zoppa.

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