Mattarella: chi è scappato deve scontare la pena

Il presidente ricorda Rossa a Genova: le istituzioni si impegnino finché giustizia non è fatta

Roma Sì, è giusto, riprendiamoci i latitanti. «Coloro che sono fuggiti devono scontare la pena - dice Sergio Mattarella - perché l'impegno delle istituzioni non può fermarsi finché non sia compiuta giustizia. La democrazia è anche questo». Insomma, la lotta al terrorismo è un affare di Stato e non soltanto una bandiera politica.

Dopo il caso Battisti e le polemiche sull'esposizione del catturato-preda, il presidente vola a Genova e prende spunto dall'anniversario della morte di Guido Rossa per prendere in qualche modo le distanze dall'approccio di Matteo Salvini alla questione. Un operaio, un sindacalista, un comunista, «un eroe normale», ucciso quarant'anni fa dalle Brigate rosse. Quella del capo dello Stato è una scelta molto forte, simbolica, e serve a sottolineare come in Italia il terrorismo sia il nemico di tutti e non un'occasione di propaganda. E che quando lo abbiamo battuto, lo abbiamo fatto «nel pieno rispetto delle regole dello Stato di diritto».

È la prima volta che Mattarella parla in una fabbrica. «La Repubblica - dice - vuole ringraziare Guido Rossa, che ha pagato con la sua famiglia il prezzo supremo di chi ha voluto tener fede al valore della Resistenza. Con il suo assassinio si dimostrò il carattere anti-popolare e antidemocratico del partito armato. Lui non si proponeva di diventare un eroe ma si batteva per tutti e voleva essere fedele a se stesso». Lo scontro fu durissimo, ma alla fine «la democrazia prevalse, sorretta da un vasto sentimento popolare e dal contributo dei lavoratori». Fallita la rivoluzione, rimasero «i deliri ideologici e l'assalto alla convivenza civile».

Per questo motivo «chi è scappato» deve essere ripreso, «chi si è sottratto alla pena» legittimamente inflitta da un tribunale deve essere «assicurato alla giustizia» e il «lavoro delle istituzioni non può fermarsi» finché i latitanti «macchiati di gravi reati» saranno in giro per il mondo. Senza queste condizioni, «non si può chiudere quella pagina in maniera definitiva».

E mentre «il terrorismo si definisce da solo per quello che è, e cioè «un attacco vile alle persone, alla loro dignità e alla vita, un tentativo di abbattere le istituzioni poste a salvaguardia di tutti», la democrazia è un'altra cosa e riguarda tutti noi. «È una condizione delicata, la cui cura viene affidata alle istituzioni ma, in misura non minore, è affidata alla responsabilità e ai comportamenti dei cittadini, in tutti i luoghi in cui sono presenti».

Adesso non bisogna rilassarsi, lo dimostrano le scritte ingiuriose contro Rossa, su un muro a pochi metri dall'Ilva. «È lunga la sequela di nomi e di vite spezzate. Ancora ci chiediamo come sia potuto accadere - prosegue il presidente - un interrogativo attuale per una democrazia che voglia saper vivere e affrontare le proprie contraddizioni, per impedire che forze oscure avvertano nuovamente la tentazione di tornare all'attacco». Come peraltro già succede in Europa. «La battaglia per la libertà non concede tuttavia tregua. I fantasmi del passato sono sempre in agguato. La coscienza internazionale ha il dovere di essere vigile e forte».