Un blitz di due giorni nel Golfo Persico, ancora in dubbio fino a ieri mattina e tenuto riservato fino a quando nel primo pomeriggio Giorgia Meloni non è atterrata a Gedda, in Arabia Saudita, prima delle tre tappe della sua missione che oggi proseguirà negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar. Una cautela, spiegano da Palazzo Chigi, dovuta non tanto al fatto che il viaggio sia stato confermato solo poche ore prima della partenza, ma a ragioni di sicurezza. Basti pensare che nella giornata di ieri nel solo spazio aereo degli Emirati Arabi Uniti sono arrivati 47 droni e 18 missili balistici. E che i servizi di intelligence hanno sconsigliato di fare una quarta tappa in Kuwait, come avrebbe voluto la premier, perché i suoi cieli sono considerati eccessivamente rischiosi.
Una missione di "vicinanza", la definiscono a Palazzo Chigi. E che mira a rafforzare la sicurezza energetica nazionale, visto che il Golfo rappresenta una fonte cruciale di petrolio e gas per l'Italia e ha un ruolo determinante nell'andamento dei prezzi energetici globali. E che rientra in una politica di consolidamento delle relazioni diplomatiche e della cooperazione sul fronte dell'energia con tutti i principali Paesi dell'area. Non è un caso che il blitz di ieri arrivi dopo la visita in Algeria di una decina di giorni fa e prima di una missione in Azerbaijan in programma a maggio. Un tour che ha l'obiettivo di arginare questo momento di difficoltà sul fronte dell'approvvigionamento, anche se - fanno sapere da Palazzo Chigi - l'Italia ha "diversificato molto le sue fonti" e la situazione è "molto più sotto controllo rispetto a quella in cui ci siamo trovati qualche anno fa" dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Detto questo, Meloni vuole fare il possibile per mettere al riparo l'Italia nel caso di un prolungamento del conflitto. E proprio nel Consiglio dei ministri di ieri mattina, il governo ha dato il via libera alla proroga fino al primo maggio dello sconto di 0,25 euro sul costo del carburante.
Tutte mosse per provare ad arginare il rischio di una stagnazione, se non di una vera e propria recessione nel 2027, come ipotizzato ieri dalla Banca d'Italia nel caso il conflitto in Medio Oriente prosegua. Peraltro, sempre ieri l'Istat ha confermato che il rapporto deficit-Pil per il 2025 è al 3,1% e, dunque, l'Italia non uscirà dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
La due giorni nel Golfo - ieri sera l'incontro con il principe Mohammad bin Salman - si muove lungo tre direttrici: sicurezza energetica, sicurezza delle rotte commerciali e volontà di mostrare vicinanza ai Paesi dell'area di fronte agli attacchi iraniani. Meloni, peraltro, è il primo leader di Ue, G7 e Nato a visitare la regione dopo l'inizio del conflitto voluto da Donald Trump e Benjamin Netanyahu. "La missione - spiega la premier - è un gesto di solidarietà verso nazioni che sono amiche ma chiaramente ha anche l'obiettivo di garantire all'Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari, visto che dal Golfo proviene circa il 15% del petrolio che è necessario per l'Italia". Ai microfoni del Tg1, Meloni parla anche di Trump e dello stato dei rapporti tra Roma e Washington dopo il "no" all'utilizzo della base militare di Sigonella. "Il nostro lavoro - spiega - è difedenre l'interesse nazionale e quando non siamo d'accordo dobbiamo dirlo. E questa volta non siamo d'accordo".
Sul tavolo dei colloqui di ieri e di oggi, ovviamente, ci sarà anche il tema della difesa dei Paesi minacciati dall'Iran. Sono già in corso spedizioni e forniture di natura esclusivamente difensiva e, riferiscono fonti italiane, il governo è pronto a valutare eventuali nuove richieste. Mentre per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz l'Italia resta disponibile a una partecipazione per garantire la sicurezza di navigazione, purché in un quadro di cessate il fuoco e solo dopo una risoluzione delle Nazioni Unite in questo senso (oggi l'Onu dovrebbe votare la risoluzione presentata dal Bahrein).
Ma l'obiettivo principale è soprattutto quello di arrivare a
una cessazione delle ostilità. Roma in queste settimane non ha mai interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran e, anzi, le interlocuzioni sono continue nella speranza che si arrivi finalmente a negoziare una tregua.