"Meno tasse, più fondi. E il governo fermi la tempesta fiscale"

Il dirigente di Fi: "Incompetenti al governo Ci batteremo per salvare le imprese italiane"

"Meno tasse, più fondi. E il governo fermi la tempesta fiscale"

L'allarme per le imprese e l'assalto fiscale in vista allarma il centrodestra. Ne parla Sestino Giacomoni, storico collaboratore di Silvio Berlusconi e vice presidente della Commissione finanze della Camera.

Le previsioni dell'Agenzia delle entrate danno pioggia di cartelle esattoriali. Chi deve aprire l'ombrello?

«Tutti purtroppo. Più che un ombrello, serve un ombrellone. Come si dice: piove governo ladro, nei detti popolari c'è un fondo di verità. Del resto di fronte a una situazione economica drammatica, un governo serio bloccherebbe gli accertamenti fiscali e rinvierebbe il pagamento delle tasse almeno a fine anno».

Vorrà mica dare alle imprese licenza di evadere?

«L'unica licenza che Forza Italia vuole dare alle imprese è la licenza per non chiudere. È impensabile che aziende che in questo periodo non hanno fatturato debbano fare debiti per pagare le tasse. Anzi, le dirò di più, il governo dovrebbe seriamente pensare di dare alle imprese contributi a fondo perduto».

Salvo proroghe, gli accertamenti coincideranno con la ripresa dei versamenti. Si poteva evitare l'ingorgo?

«Si poteva, si doveva e si deve evitare. E Forza Italia farà di tutto in parlamento. Servirebbe un po' di lungimiranza, che fa rima con competenza. Purtroppo Conte, forse perché ostaggio di una maggioranza litigiosa e divisa, finora ha scelto di fare tutto da solo».

Dalle imprese arrivano lamentele per la lentezza degli aiuti di Stato. Dove si è inceppata la macchina?

«Molti imprenditori dovranno chiedere soldi alle banche, garantiti dallo Stato, per poi pagare lo Stato stesso. Un ossimoro economico. La procedura è addirittura più lunga di quella necessaria per un prestito ordinario, perché comporta un passaggio in più, quello dalla Sace».

Quale soluzione vede a questo garbuglio?

«La ricetta è quella che propone il presidente Berlusconi da sempre, con una variante: meno tasse, meno burocrazia e più investimenti pubblici. Questo vuol dire ridurre drasticamente la pressione fiscale; semplificare ogni adempimento burocratico, attraverso autocertificazioni con controlli ex post; e in più investimenti pubblici finanziati dalla Bei».

Ma il dialogo auspicato dal governo? Cosa sta cambiando negli equilibri politici?

«Forza Italia si è resa disponibile a collaborare sin dall'inizio, perché nelle emergenze ci si stringe intorno alle istituzioni. Ma per collaborare occorre essere in due. E non vuol dire essere complici!».

Per gli aiuti si sente parlare di Europa matrigna e Cina amica. Percezione giusta?

«È il frutto di una operazione di disinformazione alla quale non è alieno un pezzo del governo italiano, la stessa che ha spinto per una via della Seta servita solo ad aumentare le importazioni cinesi in Italia. Abbiamo importato di tutto, anche il corona virus. Di questo, finita l'emergenza, chiederemo conto a un governo palesemente inadeguato. Purtroppo l'Europa di fronte a questa pandemia si è mossa con colpevole ritardo, ma sono ottimista. Ora ha messo in campo strumenti importanti ai quali non possiamo rinunciare, tra i quali il Recovery Fund. In ogni caso, l'alternativa non potrà mai essere il sistema totalitario cinese.

Come usciamo da tutto ciò?

«Nel nostro Paese stiamo vivendo l'ora più buia e per affrontarla servono coraggio, competenza ed autorevolezza, tre doti che mancano a chi sta abusivamente governando il nostro paese».