Merkel (a parole) sta con l'Italia Conte: "Schengen a rischio"

Il premier dice no all'accordo bilaterale: «Soluzione Ue» E batte cassa con la Germania sulla lotta alla povertà

Merkel (a parole) sta con l'Italia Conte: "Schengen a rischio"

Frau Merkel parla un minuto o poco più, assicurando «solidarietà» all'Italia che «ha accolto moltissimi migranti», come anche la Germania, e invitando l'Europa ad «affrontare di petto» l'emergenza profughi. Il premier italiano Conte, al suo debutto tedesco, parla invece molto più a lungo, leggendo i fogli che ha davanti. Poi i due si stringono la mano per le telecamere, salutano i giornalisti e vanno a cena a porte chiuse.

Al di là delle reciproche formule di cortesia e buona volontà, i punti di contatto non sono moltissimi: se la Merkel sperava di portare a casa intese con Italia e Grecia sui riconoscimenti dei migranti, prima del vertice Ue di fine mese, Conte ha detto no ad «accordi bilaterali» perché «l'Italia non può continuare a fare da sola», serve un controllo maggiore sulle «sue frontiere esterne» anche marittime (e la Merkel si dice totalmente d'accordo sul rafforzamento di Frontex) e serve un'azione comune Ue «altrimenti rischia di saltare Schengen».

Ma il podio berlinese, in diretta tv, serve soprattutto a Conte e al suo partito per riprendersi un po' la scena ormai oscurata dal vociante attivismo di Salvini. Così il premier descrive un'Italia alla fame, dove milioni di compatrioti fanno la fila alle mense Caritas «per poter mangiare», il tutto per rivendicare «la nostra (di M5s, ndr) proposta di reddito di cittadinanza» ed invocare un sostegno «anche finanziario» della Ue su questa «riforma», magari attraverso i «fondi comunitari». Merkel nasconde lo stupore per il quadro da Terzo mondo fornito del Belpaese, e assicura che la Germania, che «ha gestito la riunificazione» dopo il Muro, può dare utili «suggerimenti» in questo campo, nella «lotta alla disoccupazione giovanile».

L'indebolimento di una Merkel sotto ricatto da parte dei duri della Csu non è una buona notizia per l'Italia. La Cancelliera cercherà un'intesa in sede Ue per fronteggiare l'emergenza e disinnescare i respingimenti unilaterali alle frontiere sponsorizzati (tra gli applausi di Salvini) dal suo ministro degli Interni. Ma questo vuol dire anche convincere gli alleati, Italia inclusa, ad ostacolare la fuga dei migranti e a riprendersi parte di quelli usciti dai confini. Ieri a Berlino in molti si mostravano stupefatti dal tifo salviniano per il suo omologo Seehofer: «Ma il vostro ministro ha capito che i respingimenti alle nostre frontiere vogliono dire che li rimandiamo tutti in Italia?».

La linea politica e di comando del governo italiano resta, agli occhi dei partner Ue, piuttosto confusa. «Sono i capi di governo a decidere la linea», dice Macron, ma tutti si chiedono se questo valga per Conte, o se sia il suo vice leghista a trainare dove vuole l'esecutivo. È per arginare questo progressivo slittamento che ieri lo stato maggiore Cinque Stelle ha deciso di ricordare la propria esistenza: così, alla vigilia della partenza di Conte per Berlino, l'ufficio comunicazione del partito della Casaleggio ha fatto trapelare l'idea di chiedere fondi Ue ad hoc per finanziare «il reddito di cittadinanza». Un modo, un po' goffo, per tentare di rimettere al centro le promesse elettorali grilline finite nel cono d'ombra, e per le quali nel prossimo Def non sono previste coperture. Comprensibile che la risposta della Merkel a questa esigenza, tutta di politica interna, del suo ospite sia stata assai vaga.