Mig polacchi in Germania, l'annuncio "sorprende" gli Usa. Pechino al lavoro per mediare: "Sanzioni dannose per tutti"

Dall'Orso al Dragone. Fallita ogni forma di comunicazione con Mosca, ieri è stato il giorno della Cina, chiamata dall'Europa a intercedere nella crisi ucraina

Mig polacchi in Germania, l'annuncio "sorprende" gli Usa. Pechino al lavoro per mediare: "Sanzioni dannose per tutti"

Dall'Orso al Dragone. Fallita ogni forma di comunicazione con Mosca, ieri è stato il giorno della Cina, chiamata dall'Europa a intercedere nella crisi ucraina. L'obiettivo resta fermare la guerra. Non solo quella in corso sul campo ormai da 13 giorni. Ma pure quella potenziale, che rischia di gettare l'intero Occidente in un conflitto globale. Durissime le parole del segretario di Stato americano Antony Blinken dall'Estonia: «Difenderemo ogni centimetro del territorio Nato con gli alleati, pronti a far fronte a ogni minaccia da qualsiasi luogo provenga». Poco dopo, l'annuncio della Polonia per il trasferimento gratuito e immediato di tutti i Mig-29, i vecchi caccia di fabbricazione russa, alla base americana di Ramstein, in Germania. Una mossa che avrebbe colto di sorpresa Washington. Fonti della Difesa Usa hanno lasciato trapelare di non essere stati informati della decisione di Varsavia. Victoria Nuland, sottosegretario di Stato per gli affari politici di Biden, ha confermato che non erano stati presi accordi espliciti in questo senso.

E per la mediazione si spera in Pechino sia. «Non c'è alternativa, non possiamo essere noi europei a mediare, né gli Usa», ammette l'Alto rappresentante per la Politica estera Ue Josep Borrell. Il miglior alleato di Mosca si mostra incline al dialogo. «Pronto a un ruolo attivo e disposto a coordinarci con l'Europa». Congelati i megafoni della propaganda russa, il presidente cinese accoglie l'invito di Emmanuel Macron e di Olaf Scholz. A loro Xi affida i suoi timori per «l'impatto negativo sulla stabilità della finanza globale, dell'energia, dei trasporti e delle catene di approvvigionamento» che le sanzioni portano con sé. Poi, dalla China Central tv, Xi evoca «legittime preoccupazioni» sulla sicurezza che «dovrebbero essere prese sul serio».

L'accenno è alla paranoia russa: ai quei «timori» di una Nato potenzialmente più prossima. Un refrain in onda a reti unificate anche a Pechino fino a pochi giorni fa. Oggi invece Xi dosa le parole. Cambia registro. Usa il termine «zhanhuo», «fiamme di guerra», smarcandosi dal lessico di Mosca. Non parla di invasione, ma un spartiacque. «Xi ha una carta da giocare», insiste Borrell. Forse è l'unico.

Xi si impegna infatti a sostenere «tutti gli sforzi per la soluzione pacifica». Compresi i suoi: aver concesso la sua «prima volta» al telefono con due leader occidentali dall'inizio dell'invasione russa. Si muove per salvare i propri interessi: economici e geostrategici (Taiwan è a un passo). E nel resoconto della Cctv concede parole al miele sul rispetto di «sovranità e integrità di tutti i Paesi». Tradotto: via aiuto, ma su Taipei la Cina non tollererà interferenze.

Si prova a evitare il baratro, visto che alla Camera dei rappresentanti statunitense ieri ha parlato pure il capo dell'intelligence; la parola «bomba» non è più tabù, dalle più piccole all'atomica. L'impegno di Xi non è però a costo zero. Il grimaldello occidentale per scardinare i piani di Mosca restano le sanzioni. «Dannose per tutti». Per Xi, «serve ridurre l'impatto negativo» per non trascinare al ribasso l'economia. La neutralità cinese, vera o presunta, è però l'unico tipo di mediazione che convince sia Bruxelles sia Washington. Un goal, portato a casa dalla squadra occidentale. Al termine della videoconferenza a 3, l'Eliseo può infatti comunicare che la Cina «appoggia l'azione di Francia e Germania per un cessate il fuoco», condanna la guerra e condivide «la necessità di garantire aiuti umanitari con l'Onu». Pechino avrebbe interesse a vedere la Russia sganciata dall'Europa e più abbracciata al mercato del Dragone (che ha iniziato a investire in Gazprom).

Per ora in medio stat virtus. Dall'Ucraina (primo partner commerciale di Pechino) passa la Via della Seta. Ecco allora la nuova tappa dell'Ulisse-Xi: mediatore atteso, e forse ultima risorsa per l'Occidente prima di un conflitto mondiale.

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