Migranti, barricate a sinistra contro i finanziamenti in Libia

Ong e Sardine criticano il rinnovo degli aiuti alla Guardia costiera di Tripoli. Ma da gennaio ha fermato 15mila persone

Migranti, barricate a sinistra contro i finanziamenti in Libia

Gli sbarchi autonomi e grazie alle navi delle Ong continuano superando da ieri i 23mila arrivi, ma i talebani dell'accoglienza si mobilitano per fare muro al rinnovo del sostegno alla Guardia costiera libica previsto nel decreto missioni, che verrà discusso in aula la prossima settimana. E rispuntano per l'occasione le Sardine, che annunciano: «Se esiste ancora la sinistra in Parlamento si palesi, è questo il momento di battere un colpo». Il gruppo 6000 Sardine scrive che «urge un'immediata interruzione degli stanziamenti alla cosiddetta Guardia costiera libica». Le motovedette di Tripoli hanno riportato indietro da gennaio 15.700 migranti, la metà delle persone partite dalla Libia.

Ad Augusta sono sbarcati ieri i 572 migranti raccolti in mare da Ocean Viking, la nave della Ong francese Sos Mediterranee. Altri 36 migranti sono arrivati da soli a Lampedusa e si aggiungono ai 204 del giorno prima.

Il fuoco di sbarramento contro il decreto Missioni per la Libia è arrivato da ActionAid, Amnesty International e Medici Senza Frontiere. «Sollecitiamo il Parlamento a revocare qualsiasi sostegno alla Guardia Costiera Libica condizionando qualsiasi intesa all'adozione di concrete misure a garanzia dei diritti di rifugiati e migranti, compreso l'impegno a sbarcare persone soccorse in mare in un porto sicuro, che non può essere in Libia» hanno sostenuto in un comunicato congiunto.

«Le Ong sembrano quasi scommettere sull'instabilità in Libia per portare ulteriori migranti in Italia. D'altro canto inchieste giudiziarie stanno dimostrando che in alcuni casi è un business - osserva Paolo Roberti Ferrari capogruppo della Lega in Commissione Difesa alla Camera - La Guardia costiera libica sta arginando gli approdi, che altrimenti arriverebbero da noi, lasciati soli dall'Europa».

Il Giornale ha letto le schede delle missioni, che per la Libia vengono confermate non cambiando di molto. Le Ong puntano il dito sul fatto che «l'Italia non solo continuerà a finanziare e sostenere l'attività di intercettazione in mare, ma aumenterà i fondi per queste attività con 500mila euro in più rispetto al 2020».

La missione bilaterale di assistenza, che costerà in tutto 46.752.400 euro comprende anche «assistenza e supporto addestrativi e di mentoring alle forze di sicurezza libiche per le attività di controllo e contrasto dell'immigrazione illegale» e le relative infrastrutture. A Tripoli nella base navale di Abu Sitta continueremo ad ormeggiare una nave «per il supporto dei mezzi della Guardia costiera libica che operano in mare per il contrasto all'immigrazione illegale».

Nel contesto dell'operazione Mare Sicuro è dal 2019 che incrementiamo «la capacità d'intervento della Marina libica, inclusa la Guardia costiera, sul piano tecnico, formativo e operativo». Non solo: «Oltre alle consulenze rivolte al personale relative a nozioni basiche di navigazione, carteggio, radar e procedure radio, sono stati svolti corsi formativi di indottrinamento anfibio». E dal 2020 abbiamo garantito «forniture di mezzi e apparecchiature (container ad uso ufficio, alloggiativo e vettovagliamento, una centrale operativa a terra shelterizzata, divise operative e approvvigionamento di combustibile navale)». Pure la missione europea Irini, comandata da un ammiraglio italiano, «contribuisce allo sviluppo delle capacità e alla formazione della Marina libica, inclusa la Guardia costiera» e «sostiene l'individuazione e il controllo delle reti di traffico e tratta di esseri umani».

Non a caso le Ong si scagliano contro la crescita dei «finanziamenti per le missioni Irini e Mare Sicuro con un aumento rispettivamente di circa 15 e 17 milioni rispetto al 2020».

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