Migranti, l'Italia non cede: pronto il no al vertice Ue

Il governo pretende una responsabilità condivisa sui migranti, ma da Bruxelles filtra l'impossibilità di riformare Dublino

Migranti, l'Italia non cede: pronto il no al vertice Ue

L'Europa è a un bivio. In vista del Consiglio Ue di domani e dopodomani a Bruxelles, la partita sulla gestione del flusso di migranti rappresenta uno spartiacque. Il principio di responsabilità condivisa per la suddivisione dei migranti e di condivisione di responsabilità per il salvataggio e l'accoglienza è la "linea rossa" che l'Italia intende tracciare. Senza un accordo su questo, il governo non approverà il documento conclusivo del vertice.

"L'Italia continuerà a fare la sua parte perché l'Europa sia all'altezza del suo ruolo", ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riferendo in Senato sul vertice Ue di domani. Ma da Bruxelles la linea non sembra condivisa.

Sulla riforma delle regole di Dublino non solo non c'è consenso, ma nemmeno "maggioranza qualificata" per il compromesso che prevede di introdurre un meccanismo di ripartizione dei richiedenti asilo in caso di crisi e maggiore responsabilità per i paesi di primo ingresso. A dirlo è stato un alto funzionario Ue. Che poi ha spiegato: "L'intenzione dei leader è di continuare a lavorare al consenso".

Le conclusioni del vertice dovrebbero invitare l'Austria, che il 1 luglio assumerà la presidenza di turno dell'Ue, a continuare i negoziati ma senza fissare "una scadenza" per trovare un accordo, ha spiegato il funzionario. Tra gli scenari in discussione prima del Consiglio europeo di domani e venerdì c'è quello della "chiusura della frontiera tra Germania e Austria e tra Austria e Italia. Questo scenario viene sempre più discusso ed è la nostra motivazione chiave" per cercare una soluzione che "riduca drammaticamente" la pressione migratoria sull'Italia.

Sulla gestione dei flussi migratori, "la posta in gioco è molto alta e c'è poco tempo" per trovare una soluzione. Lo dice il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nella lettera di invito ai leader dei 28 alla vigilia del vertice di Bruxelles che sarà tutto concentrato sul tema dell'immigrazione. "Il popolo europeo - sottolinea Tusk - si aspetta, e ormai da lungo tempo, che mostriamo determinazione nelle nostre azioni tese a ripristinare il loro senso di sicurezza". E la gente, sostiene il presidente del Consiglio europeo, "vuole questo non perché è improvvisamente diventata xenofoba e vuole erigere muri contro il resto del mondo, ma perché è il compito di ogni autorità politica far rispettare la legge, proteggere il suo territorio ed il confine. E questo era, in fin dei conti, l'obiettivo di creare guardie di frontiera. Ci sono voci in Europa e in tutto il mondo che affermano che la nostra inefficienza nel mantenere la nostra frontiera è una caratteristica intrinseca dell'Unione europea, o - più in generale - della democrazia liberale. Abbiamo assistito alla creazione di nuovi movimenti politici, che offrono risposte semplici alle domande più complicate. Semplice, radicale e attraente. La crisi migratoria fornisce loro un numero crescente di argomenti. Sempre più persone iniziano a credere che solo un'autorità forte, antieuropea e antiliberale, con una tendenza all'autodeterminato autoritarismo, sia capace di fermare l'ondata migratoria illegale. Se le persone le credono che solo loro possono offrire una soluzione efficace alla crisi migratoria, crederanno anche a qualsiasi altra cosa che dicono. La posta in gioco è molto alta. E il tempo è breve".

Tusk poi scrive che la precondizione per una politica Ue credibile sui migranti " è che gli europei decidano effettivamente chi entra nel territorio europeo: se non ciò non avviene sarebbe di fatto una dimostrazione della nostra debolezza e può creare l'impressione che l'Europa non abbia confini esterni". Di qui la proposta di creare una "guardia europea".

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