Milano punta su bici e pedoni Roma, fa flop la prova metro

Sala pensa di togliere le auto dai marciapiedi per fare posto ai tavoli. Nella Capitale subito code infinite

Milano punta su bici e pedoni Roma, fa flop la prova metro

Milano Ripartire in sicurezza, spostarsi senza alimentare i contagi. Già lunedì potrebbe ripartire qualcosa. E i sindacati chiedono garanzie nei trasporti, oltre che in fabbrica, mentre il governo valuta l'obbligo di mascherina su tutti i mezzi.

In pochi giorni le grandi città dovranno studiare, nella mobilità, cambiamenti che solo due mesi fa sarebbero stati impensabili. Non solo Roma, dove il trasporto pubblico già pativa carenze enormi. Ma anche Milano, che aveva dichiarato guerra al traffico veicolare e ora dovrà scongiurare un ritorno forte della auto. E così si prepara anche Bologna.

La giunta guidata da Beppe Sala, partirà da una «strategia di adattamento» che è stata presentata ieri. Se il «distanziamento sociale» è il primo comandamento della fase 2, il rischio massimo è l'ora di punta, tradizionalmente foriera di contatti ravvicinati. Palazzo Marino conta su una riduzione nel numero degli spostamenti - grazie al telelavoro - ma tenterà anche la difficile impresa di «spalmare la domanda di mobilità nell'arco delle 24 ore». Oltre a questo, tenterà un «salto decisivo» verso la «mobilità alternativa» all'auto e al mezzo pubblico: biciclette, scooter, monopattini, sharing e trasporto pubblico individuale. E infine la sana, vecchia camminata: la «pedonalità».

Il Comune fra l'altro intende anche facilitare la posa di tavolini per bar e ristoranti sulle aree di sosta, allargando le aree con limite di velocità a 30 km orari. E nel libro dei sogni della giunta Sala c'è una «città a 15 minuti di distanza», policentrica, in cui grazie a quartieri e negozi di vicinato si potranno «garantire servizi essenziali nel raggio di 15 minuti a piedi». A Milano, che della sua metropolitana ha sempre fatto un vanto, ora si immagina di «limitare la migrazione di persone da aree residenziali a quelle più dedicate a produzione e consumo». Obiettivi ad alto tasso di utopia come si vede, soprattutto nel breve periodo. Non resta che prevedere regole concrete per chi i mezzi pubblici dovrà prenderli lo stesso: segnaletica per garantire la distanza di sicurezza, e sistemi per comunicare la saturazione dei mezzi.

In Lombardia, prima dell'epidemia, 820mila persone ogni giorno si spostavano su treni regionali. Metà di questi nelle due fasce orarie classiche dei pendolari (dalle 6 alle 9 e dalle 17 alle 20). Adesso si mette in conto che non sarà più così. Scuole chiuse e lavoro casalingo daranno una mano, ma per il resto si spera in una modulazione diversa degli orari che attenui la pressione e l'affollamento, anche perché è molto probabile che si potrà occupare un posto sì e uno no. Dando per scontato gel disinfettante, sanificazione frequente e campagne informative, allo studio ci sono anche sistemi di prelazione del viaggio e app per verificare il grado di saturazione delle carrozze, oltre naturalmente a ingressi differenziati e a biglietti il più possibile digitali. I costi sono un'incognita.

A Roma ieri sono partiti i primi test. Alla stazione di San Giovanni sono state condotte delle prove tecniche di contingentamento degli ingressi e monitoraggio dei flussi passeggeri per fasce orarie. Nelle stazioni della metro è stata posizionata la segnaletica a terra, i «pallini», cartelli affissi agli ingressi, e separatori (tendiflex) per creare percorsi di distribuzione dei flussi passeggeri, per garantire distanze minime fra le persone. «Abbiamo avviato i test anche su alcune linee bus, grazie anche all'ausilio dei conta-passeggeri e di personale a bordo. Sono prove fondamentali che ripeteremo anche nei prossimi giorni per eventualmente apportare dei correttivi» ha spiegato l'assessore ai Trasporti Pietro Calabrese, annunciando che anche la Capitale sta studiando provvedimenti «per la diversificazione degli orari di apertura delle attività». Prima prova fallita, code infinite per i passeggeri.