Militare in ferie a Cuba: la prima vittima italiana del vaiolo delle scimmie

Il carabiniere era sull'isola dal 15 agosto: "Ma ancora niente certezze sulle cause di morte"

Militare in ferie a Cuba: la prima vittima italiana del vaiolo delle scimmie

Germano Mancini, 50 anni, da giugno comandante della Stazione dei Carabinieri di Scorzè, in provincia di Venezia, è morto mentre era in vacanza a Cuba per il vaiolo delle scimmie. Si tratta del primo decesso per questa malattia virale sull'isola. Mancini abitava nella vicina Noale ed aveva un figlio, Riccardo, di 20 anni. Dopo la promozione aveva deciso di coronare il suo sogno, ovvero una vacanza a Cuba, dove era arrivato con due amici lo scorso Ferragosto. Dopo 48 ore aveva però iniziato a stare male, tanto che si è recato da un medico. Giovedì scorso era stato trasportato d'urgenza in ospedale locale dopo aver subito un arresto cardiaco ed era stato immediatamente trasferito in terapia intensiva. Purtroppo, nelle ore successive le sue condizioni sono andate via via peggiorando fino alla crisi respiratoria che gli è costata la vita.

«Il paziente che si trovava in condizioni critiche instabili dal 18 agosto - si legge nel comunicato emesso ieri dal ministero della Salute cubano - è morto la sera del 21 agosto. Il rapporto dell'autopsia effettuata presso l'Istituto di Medicina Legale conclude che la morte è stata causata da sepsi dovuta a broncopolmonite con germe indeterminato e danni a più organi», hanno aggiunto le autorità dell'Avana. Secondo il ministero cubano, i due amici di Germano, messi subito in isolamento, sono attualmente asintomatici.

«Bisogna essere cauti sulle cause della morte del luogotenente Mancini, documenti non ce ne sono, anche i familiari e gli stessi Carabinieri non sanno dire ancora nulla di preciso», ha fatto sapere ieri Nais Marcon, la sindaco di Scorzè, paese sotto shock per la morte del suo comandante dei Carabinieri. «Era una persona speciale, un grande amico. Non lo dimenticheremo», racconta in lacrime a Venezia Today una cara amica di Germano. «Era solare ed altruista, ci mancherà. Ci frequentavamo assiduamente, uscivamo in compagnia e l'anno scorso abbiamo trascorso assieme le ferie in Puglia. Il mare era una delle passioni che ci accomunavano, così come il buon cibo e la musica, soprattutto i Queen: seguivamo una tribute band, e avevamo anche fondato un fan club. Venerdì, in occasione di un loro concerto a Quinto di Treviso, faremo un brindisi in suo onore».

Mancini era originario dell'Abruzzo, la sua famiglia era di Colle Renazzo di Pescara e oltre alla moglie e al figlio lascia la madre di 88 anni e altri quattro fratelli, uno anche lui carabiniere, un altro guardia giurata e un terzo poliziotto penitenziario. Da anni risiedeva però in Veneto, dove era stato in servizio a Zero Branco per un paio d'anni per poi trasferirsi a Scorzé, 16 anni fa. «La notizia ci ha molto colpiti perché Germano era conosciuto non solo per la divisa ma per la sua disponibilità, sempre sorridente, pronto ad accorrere per primo ad ogni chiamata, in particolare era di grande supporto in quelle che sono le problematiche sociali», aggiunge la sindaco Marcon.

L'ambasciata italiana a L'Avana, in raccordo con la Farnesina, si sta occupando di dare massima assistenza ai familiari per il rimpatrio della salma del Carabiniere che non soffriva di patologie particolari.

Dopo che si era scoperto il caso di Germano, il presidente di Cuba Miguel Díaz-Canel aveva scritto su Twitter che Cuba «è pronta ad affrontare il vaiolo delle scimmie», sottolineando che «il sistema sanitario cubano rafforza le azioni volte a prevenire e affrontare il rischio di diffusione di questa malattia».

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