L'aggressione subita sabato dalla cronista del Giornale Giulia Sorrentino al corteo pro Pal di Milano ha scosso il mondo della politica. Tra gli attestati di solidarietà e vicinanza anche quello del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi (nella foto), che ha chiamato personalmente la giornalista insultata e cacciata dalla manifestazione filo-Gaza. "Mi ha fatto molto piacere, ti fa capire che non sei sola: oltre alla presenza della redazione del Giornale, sai che puoi contare sullo Stato", spiega Sorrentino: "Non si è limitato a esprimere solidarietà tramite un comunicato stampa, ha tenuto a chiamarmi per capire come stessi e per stigmatizzare l'evento. Mi ha dato l'idea che stiamo combattendo tutti la stessa battaglia".
Un episodio preoccupante, che testimonia la deriva violenta di parte del mondo pro Pal. I fatti sono tristemente noti: Sorrentino si era recata in zona viale Padova per seguire il corteo che chiedeva la liberazione di Mohammad Hannoun e dei suoi sodali, finiti dietro le sbarre dopo la maxi inchiesta della procura di Genova sulla cupola di Hamas in Italia con l'accusa di aver finanziato l'organizzazione terroristica. "Vergogna", "non sei la benvenuta", "fuori i sionisti dal corteo" gli slogan più teneri nei confronti di una cronista "colpevole" di fare il proprio mestiere. Sorrentino ha potuto contare sulla vicinanza del centrodestra. Che anche ieri s'è fatto sentire con la "solidarietà" di Fulvio Martusciello e Francesco Silvestro (Fi). Solo qualche timido segnale invece da sinistra: "Alleanza Verdi-Sinistra muta, il Movimento 5 Stelle ha stigmatizzato quanto accaduto ma ha anche tenuto a sottolineare di essere una forza politica oggetto di una campagna diffamatoria portata avanti da mesi con sciocchezze sesquipedali. Qualche esponente del Pd mi ha scritto, ma dai vertici silenzio totale. E se fosse successo a una giornalista di sinistra? Parliamo degli stessi politici che parlano della libertà di stampa?".
Ma non è tutto: "Le femministe dove sono? Io sono una donna. Fa specie che nessuna donna di sinistra abbia parlato. In casi del genere non dovrebbe esistere la distinzione tra destra e sinistra. Io dovrei stare attenta a fare il mio lavoro perché qualcuno mi potrebbe picchiare per quello che scrivo?". Quanto accaduto sabato è indiscutibilmente l'ennesimo segnale di intolleranza nei confronti di chi esercita il diritto di informare. Ma i tentativi di zittire chi non è gradito non avranno successo: "Nessuna paura", continua la giornalista del Giornale, pronta a presentare denuncia non soltanto per l'episodio di sabato ma per "tutti gli insulti e le minacce ricevute in questi mesi". "Anzi, questi episodi ti fanno capire che sei sulla strada giusta e che questo è il momento migliore per smantellare la rete del terrorismo islamico, della Fratellanza musulmana e del finto dialogo interreligioso. Noi abbiamo il compito e il dovere di aprire gli occhi a chi ci legge. Non è questione di fare i martiri - c'è chi rischia molto più di noi - ma abbiamo il dovere di fare il nostro lavoro e dunque di raccontare cosa c'è dietro quelle piazze e quanti soldi ci sono in ballo".
Sorrentino poi puntualizza: "È doveroso distinguere tra chi va in piazza per sostenere la causa palestinese e chi sulla causa palestinese ci guadagna.
Io non sono contro chi sostiene Gaza o contro i diritti palestinesi, ma contro chi dà i soldi ai terroristi e mi sembra la cosa più lecita del mondo. Una cosa è certa: nessuno può cacciarmi da una piazza, non sarà un violento pro Pal a dirmi dove posso stare e dove no".