La risposta è l'odio. Dopo la sberla ai "cattivi maestri" della Torino che tollera la violenza, arrivano puntuali le minacce e le intimidazioni contro Lucia Musti (foto). La procuratrice generale del Piemonte e della Valle d'Aosta, sotto i riflettori per il dossier Askatasuna (di nuovo in piazza il 28 marzo) ma con una carriera lunga e riconosciuta alle spalle, viene bollata dal Nuovo Pci come "esponente della mafia del Tav". Il tutto in un comunicato più ampio in cui trovano legittimazione persino "le forme di ribellione" in grado di "eliminare l'ordine sociale che ci opprime". Non è la prima volta. Già a marzo del 2025, la realtà clandestina fondata da Giuseppe Maj nel lontano 1999, aveva definito la Musti "prezzolata" e "serva" della "mafia del Tav". Anche in quel caso a scatenare i neocomunisti erano state le parole della procuratrice generale durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Quest'anno, se possibile, la procuratrice ha alzato il tiro, inchiodando alle sue responsabilità quell'"area grigia" del capoluogo piemontese che solletica la lotta dei "professionisti della violenza". Il Nuovo Pci, formazione legata ai Carc e con una base formale in Francia, tesse però la sua tela in Italia. Lo fa attraverso la pubblicazione di liste di proscrizione sugli "agenti sionisti", i legami con il mondo extraparlamentare. Un'attività che passa soprattutto dal web, rilanciata da comunicati dal lessico eversivo. Anche nell'ultimo messaggio online, intitolato "Ribellarsi è giusto", i toni non cambiano. È nello stesso comunicato che il Npci definisce "mafiosa" Lucia Musti. Un'accusa che colpisce un magistrato che, oltre all'attuale ruolo di procuratrice generale, ha alle spalle una lunga esperienza anche alla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. Proprio in quegli anni Musti aveva attirato le "attenzioni" del clan dei Casalesi: un collaboratore di giustizia rivelò che il gruppo aveva predisposto pedinamenti nei suoi confronti. Nella storia della donna originaria di Sabaudia, almeno altre due grandi inchieste: l'istruzione del processo contro la banda della Uno Bianca (un'altra vicenda in cui venne minacciata), l'inchiesta su Bambini di Satana, uno dei primi gruppi satanisti mai comparsi in Italia e l'arresto di Paolo Bellini per la strage di Bologna. Nel 2025, a Bellini, è stato comminato l'ergastolo definitivo.
Dopo l'attacco all'emisfero radical chic torinese e la mano ferma nei confronti di Askatasuna, la Musti è costretta a subire ulteriori intimidazioni. Ma questa è la storia di un magistrato dalla schiena dritta. Come quella di suo padre, uomo fidatissimo del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.